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Ogni anno produciamo montagne di rifiuti e, puntualmente, ci raccontiamo che il riciclo sia la soluzione. Poi scopriamo che una parte degli abiti usati finisce dall’altra parte del mondo, mentre milioni di pneumatici diventano semplicemente combustibile. Il problema, allora, non è raccogliere meglio i rifiuti. È capire come restituire loro valore.
Nella nostra categoria Cose utili ci piacciono le tecnologie che cambiano davvero il modo in cui funzionano le cose. E il nuovo piano della Corea del Sud non parla soltanto di sostenibilità: racconta come intelligenza artificiale, ricerca e industria possano trasformare due dei flussi di rifiuti più difficili da gestire in una nuova materia prima.
In 10 secondi
• La Corea del Sud investe 42,8 milioni di euro in nuove tecnologie per il riciclo.
• Quasi 15 milioni saranno destinati al recupero dei tessili, oltre 28 milioni agli pneumatici fuori uso.
• L’obiettivo è usare AI e nuove tecniche di trattamento per ottenere materiali riciclati di qualità molto più elevata.
• Il programma prepara l’industria coreana alle future regole europee sull’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR).
• La vera innovazione non è riciclare di più, ma riciclare meglio.
Il vero collo di bottiglia del riciclo non è la raccolta, ma la qualità
Quando si parla di economia circolare, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla percentuale di raccolta differenziata. È un indicatore importante, ma non racconta l’intera storia.
Il valore economico di un materiale recuperato dipende soprattutto dalla sua qualità. Se una fibra tessile riciclata può essere utilizzata soltanto per pannelli isolanti o materiali da costruzione, il suo valore resta limitato. Se, invece, quella stessa fibra torna a diventare un capo d’abbigliamento, cambia completamente il modello economico.
È la differenza tra downcycling e upcycling.
La Corea del Sud ha deciso di investire proprio su questo passaggio, cercando di aumentare il valore dei materiali recuperati invece di limitarsi a evitare che finiscano in discarica.

L’intelligenza artificiale che riconosce i tessuti
Uno dei progetti più interessanti riguarda il settore tessile.
Oggi una grande parte degli abiti raccolti viene esportata oppure trasformata in prodotti a basso valore aggiunto. Il motivo è semplice: separare correttamente le fibre è un’operazione lenta, costosa e spesso poco precisa.
Il nuovo programma di ricerca punta a sviluppare un sistema di selezione automatica basato sull’intelligenza artificiale, capace di identificare le diverse fibre con un’accuratezza superiore al 95%.
Può sembrare un dettaglio tecnico, ma è uno dei passaggi fondamentali per creare una vera filiera del tessile riciclato.
Una volta riconosciuti con precisione i materiali, diventa possibile recuperarli per realizzare:
• nuovi capi di abbigliamento;
• componenti per gli interni delle automobili;
• materiali destinati all’edilizia;
• nuove materie prime secondarie di qualità industriale.
L’AI, in questo caso, non sostituisce il lavoro umano. Riduce gli errori che oggi rendono il riciclo costoso e poco redditizio.
Anche gli pneumatici possono avere una seconda vita
Il secondo fronte riguarda gli pneumatici fuori uso.
La Corea del Sud genera ogni anno circa 24 milioni di pneumatici dismessi. Oltre il 60% viene ancora destinato al recupero energetico, cioè utilizzato come combustibile.
Anche quando viene recuperato il carbon black, uno dei materiali più preziosi contenuti negli pneumatici, la qualità ottenuta è spesso insufficiente per essere riutilizzata in grandi quantità. Per questo il governo finanzierà nuove tecnologie di pretrattamento e pirolisi, con l’obiettivo di produrre carbon black riciclato di qualità molto più elevata.
L’ambizione è concreta: permettere ai produttori di utilizzare oltre il 15% di materiale riciclato nei nuovi pneumatici, contro meno del 5% impiegato oggi. È un salto apparentemente piccolo, ma enorme dal punto di vista industriale.
Non è una politica ambientale. È una strategia industriale
Leggere questa iniziativa soltanto come un investimento “green” sarebbe riduttivo. Dietro il programma c’è una precisa strategia competitiva.
L’Unione Europea sta infatti introducendo l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), una normativa destinata a cambiare il modo in cui vengono progettati prodotti come tessili, pneumatici ed elettronica.
Le regole specifiche per questi settori sono ancora in fase di definizione, ma la loro applicazione inizierà progressivamente dal 2028. La Corea del Sud ha deciso di arrivare preparata.
Invece di attendere che le aziende si adeguino all’ultimo momento, investe oggi nelle tecnologie che renderanno più semplice rispettare i futuri requisiti europei. È un approccio che trasforma una norma in un vantaggio competitivo.
Il vero prodotto non è il riciclo, ma la qualità del materiale
Molti programmi di economia circolare continuano a concentrarsi sui volumi.
Quello coreano cambia prospettiva.
La domanda non diventa “quanto ricicliamo?”, ma “quanto è buono ciò che otteniamo?”
È una differenza che interessa anche chi lavora nel design, nella manifattura e nella comunicazione.
Perché il futuro della sostenibilità sarà sempre meno legato alle dichiarazioni ambientali e sempre più alla capacità di dimostrare che un materiale riciclato può competere con uno vergine per prestazioni, qualità e affidabilità.
Le domande che contano
Perché utilizzare l’intelligenza artificiale nel riciclo dei tessuti?
Perché riconoscere automaticamente le diverse fibre aumenta la qualità della selezione e rende possibile ottenere materiali riciclati adatti a nuove produzioni industriali.
Cos’è il carbon black?
È una polvere di carbonio utilizzata nella produzione degli pneumatici e di numerosi materiali industriali. Recuperarla con elevata qualità significa ridurre il consumo di materie prime vergini.
Perché la normativa europea è così importante?
Le future regole dell’ESPR richiederanno prodotti sempre più progettati per essere riparati, riciclati e realizzati con materiali sostenibili. Prepararsi oggi significa essere più competitivi domani.
Questo modello potrebbe essere adottato anche in Europa?
Sì. Molte delle tecnologie sviluppate sono pensate proprio per rispondere agli standard europei e potrebbero essere replicate anche in altri Paesi con filiere industriali mature.
L’intelligenza artificiale basta per migliorare il riciclo?
No. L’AI è soltanto uno strumento. Il vero risultato dipende dall’integrazione tra ricerca scientifica, impianti industriali, progettazione dei prodotti e domanda di materiali riciclati di qualità.
Per anni abbiamo considerato il riciclo come il punto finale del ciclo produttivo. La Corea del Sud suggerisce una prospettiva diversa: il riciclo può diventare l’inizio di una nuova industria.
Quando l’intelligenza artificiale viene applicata alla selezione dei materiali e la ricerca migliora la qualità delle materie prime recuperate, il rifiuto smette di essere un costo e torna a essere una risorsa competitiva.
È questo il vero insegnamento del programma coreano. Non investire semplicemente nell’economia circolare, ma investire nella sua capacità di creare valore. Perché il futuro non apparterrà a chi ricicla di più, ma a chi saprà trasformare meglio ciò che oggi consideriamo ancora uno scarto.
Parola di Eufemia.











