di GIOVANNI CERUTTI
Indice del contenuto
Per districarsi nella giungla degli analytics.
EPIX, l’indice degli indici.
Avete presente gli orologi a palette? Sono quegli orologi che col ruotare delle loro palette, accompagnate dal loro classico ronzio, hanno contribuito a portare l’ingegno italiano nell’olimpo del design e a fornirci una sola chiarissima informazione: che ora è.
Ora immaginate che quegli orologi svelino un dato invece di misurare il tempo
Un numero solo, un dato che comunichi in maniera immediata quante volte la nostra testata, proprio il logo Eufemia si intende, è stato esposto al popolo della rete: per i più tecnici, si sta parlando di un numero connesso alla brand exposure, dunque alla brand awareness, quindi alla brand equity.
L’abbiamo chiamato EPIX, dove la X completa l’acronimo per dotarlo di quel senso di trasversalità che vuole esprimere, e connette esposizione → riconoscibilità → valore.
Cosa e come misura
Ora al posto degli articoli di Eufemia immaginate un vostro contenuto, residente su uno qualunque dei vostri asset digitali, e che EPIX serva a dirvi quante volte è stato visto il vostro brand ovunque (voi) l’abbiate disseminato, ovunque (gli altri) l’abbiano propagato.
No: non c’è niente di simile, non troverete nulla che faccia il lavoro che fa EPIX, con la efficace ed efficiente semplicità che verrà illustrata.
EPIX è un’informazione secca che potrebbe apparire troppo sintetica, ma se abbiamo convinto (ad ascoltarci) i più scettici analisti con cui abbiamo a che fare, può darsi riusciremo a esporre chiaramente il nostro obbiettivo.

La metafora del termometro
EPIX alla fine è un indice non diversissimo dal 37,0 del termometro, funzionalmente parlando, che tranquillizza (o allarma) anche il più scettico in base al numero che il mercurio (o un display digital) restituisce. Un 36,4 non porterà a compiere alcuna azione, mentre un 38,1 dovrebbe suggerire di dare un colpo di telefono al medico, o no?
E se la metafora febbrile non vi convincesse dell’effetto che il “nostro” numero vorrebbe ingenerare, fonti autorevoli (McKinsey e non solo) hanno spiegato a più riprese quanto sia difficile leggere gli analytics a colpo d’occhio, specialmente a chi deve decidere con rapidità che fare della presenza digitale di un’impresa.
Ed è da qui che partiamo, con la prima di tre puntate, per presentare un’idea che non è per niente campata per aria, seppur perfettibile.

La genesi di EPIX
EPIX nasce come risposta alla domanda posta da un interlocutore curioso di conoscere l’andamento delle attività digitali della propria impresa, intendendo chiedere come fosse posizionata online (in termini di Brand Awareness sottintendeva) rispetto ai competitor.
Mr. X, il nostro interlocutore curioso, è a capo di un’impresa leader del proprio settore che misura la propria Brand Equity tanto quanto gli altri fondamentali di business, opera in un’industry ad altissimo tasso di competizione e, come tutti i manager apicali, ha pochissimo tempo a disposizione.
Pose la domanda irrompendo in una riunione creativa, che si stava tenendo in una sala riunioni dalle vitree pareti, vedendovi radunati all’interno i responsabili apicali di vendite, marketing e comunicazione.
A quel punto sul monitor dove stavano passando i vari artwork comparve la bozza dell’executive summary che gli sarebbe stato fornito la mattina dopo, e la più loquace del team analitico iniziò ad argomentare il fiume di dati a video, in arrivo da diversi tool e survey precisi.
Mr. X la interruppe – tempus fugit – chiese un trend e gli venne risposto “stiamo andando benone ingegnere” ma fu chiaro che la situazione avrebbe meritato attenzione, al dl là del peso del manager.
Fu lì che EPIX vagì, fu in quel momento che l’ipotesi di generare un indice unico, leggibile a colpo d’occhio, prese corpo.

Pensate sia uno scherzo?
Non lo è per niente, e se è vero che l’idea EPIX è in fase pre-embrionale, dopo la quale potrebbe germogliare o avvizzirsi, è altrettanto vero che ingegnerizzandola potrebbe dare alla luce un alleato straordinariamente utile a chi per mestiere deve rischiare quotidianamente di prevedere il futuro degli altri.
Alla prossima (puntata).
Parola di Eufemia.
C’è sempre qualcosa di profetico nella penna di Marshall McLuhan, il suo visionario
“Gli strumenti del comunicare” è indispensabile.











