REDAZIONE.
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Ci sono città che organizzano eventi.
E poi ci sono città che trasformano gli eventi in racconti collettivi.
Gibellina appartiene alla seconda categoria.
Nel gennaio 2026, con l’apertura ufficiale di “Portami il futuro”, la città siciliana inaugura il suo anno da Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea con un programma che non si limita a “mostrare” cultura, ma prova a costruirla, passo dopo passo, insieme alla comunità.
Un percorso emotivo, artistico e simbolico che parte dalla memoria e arriva al presente.
E prova, ancora una volta, a fare di Gibellina un laboratorio di senso.
Un’apertura solenne, tra musica, istituzioni e identità
L’inaugurazione ufficiale si è tenuta giovedì 15 gennaio, all’Agora del Municipio, con diretta in piazza. Un momento istituzionale, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che segna l’inizio formale del programma.
Ma non è una cerimonia fredda.
A dare il tono è la Filarmonica del Sud (FIDES), diretta dal Maestro Antonio Giovanni Bono, con l’Inno Nazionale e l’ouverture da La Forza del Destino di Verdi. Un gesto simbolico forte: tradizione, solennità, appartenenza.
E non è solo un’esibizione. L’orchestra avvia un vero radicamento nel territorio, diventando la formazione stabile del MAC – Museo Ludovico Corrao. Un investimento culturale, non una passerella.

Arte, paesaggio, memoria: il cuore emotivo della cerimonia
Il momento centrale dell’inaugurazione è affidato a due contributi video, girati nei luoghi-simbolo di Gibellina.
Al Grande Cretto di Alberto Burri, la voce della scrittrice Marilena Renda legge il testo inedito Poesia Gibellina.
Alla Montagna di Sale di Mimmo Paladino, il sax di Francesco Cafiso costruisce un dialogo musicale con lo spazio.
Non è solo estetica. È rievocazione.
Il 15 gennaio è anche l’anniversario del terremoto del 1968. La città non rimuove quella ferita: la integra nel racconto. La trasforma in coscienza culturale.
Qui Gibellina mostra il suo tratto distintivo: non usare l’arte per dimenticare, ma per ricordare meglio.
Mostre come dialogo, non come vetrina
Il pomeriggio del primo giorno apre il fronte espositivo.
Alla Fondazione Orestiadi, la mostra “Colloqui” mette in relazione Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo. Cinque figure diverse, unite da un dialogo inedito tra linguaggi e generazioni.
Al Teatro Consagra, invece, “Dal Mare” propone le video-installazioni di MASBEDO e Adrian Paci, riflettendo sul Mediterraneo come spazio umano, politico, esistenziale. Non cartolina, ma frontiera culturale.
Due mostre diverse, unite da una stessa logica: non accumulare opere, ma costruire senso.
Il gran finale: musica, piazza, comunità
La chiusura è affidata a Max Gazzè & Calabria Orchestra, con Musicae Loci, in Piazza XV Gennaio 1968.
Una scelta coerente: un artista popolare che dialoga con le tradizioni locali, in uno spazio pubblico carico di significato.
Dopo il concerto, i fuochi d’artificio progettati in relazione all’architettura urbana chiudono simbolicamente il programma.
Non come spettacolo fine a sé stesso.
Come rito collettivo.
Un evento che è anche progetto politico-culturale
“Portami il futuro” non è una rassegna. È una visione.
Sostenuto dal Ministero, dalla Regione Siciliana, dal Comune, dalla Fondazione Orestiadi e dal Museo Corrao, con la direzione artistica di Andrea Cusumano, il programma costruisce un modello di evento culturale che unisce:
• memoria storica,
• produzione artistica,
• territorio,
• partecipazione,
• progettualità a lungo termine.
Gibellina non “ospita” l’arte.
La incorpora.
Non si tratta di un appuntamento da calendario, né di una parentesi culturale destinata a chiudersi con l’ultimo concerto. “Portami il futuro” nasce per attraversare tutto il 2026, sedimentarsi nel territorio, diventare pratica quotidiana e memoria condivisa, trasformando Gibellina in una celebrazione viva e continua dell’arte come forma di cittadinanza.
Con “Portami il futuro”, Gibellina dimostra che un evento può essere molto più di un calendario fitto. Può diventare una piattaforma identitaria, un racconto condiviso, un atto di responsabilità culturale.
Qui l’arte non serve a decorare.
Serve a tenere insieme passato, presente e possibilità.
In un’Italia che spesso fatica a trasformare i suoi territori in progetti, Gibellina mostra che la contemporaneità può nascere anche dalla memoria. Se è trattata con intelligenza.
Parola di Eufemia.











