REDAZIONE.
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C’è un paradosso curioso nel nostro tempo: viviamo circondati da schermi intelligenti, cuffie che correggono l’umore, occhiali che ti propongono mostre prima ancora che tu le desideri… e poi arrivano gli eventi culturali, quelli veri, quelli fisici, a ricordarci che niente batte l’esperienza di sfogliare una storia insieme ad altri umani.
E dentro questo paradosso, Più libri più liberi resta la fiera che non si limita a esistere: rivendica un ruolo civile.
L’evento che dà voce ai piccoli (ma potentissimi) editori
Dal 4 all’8 dicembre 2025, alla Nuvola di Fuksas, Roma torna capitale dell’editoria indipendente. Cinque giorni, 569 editori, 700 eventi, scrittori da mezzo mondo e un tema – “Reasons and Feelings” – che sembra scritto apposta per il mercato editoriale di adesso: razionale nelle sfide, emotivo nelle ragioni profonde per cui si continua a pubblicare libri.
In un’Italia con 5.349 editori micro, piccoli e medi, questa fiera è l’unico spazio nazionale che mette al centro non i generi, non le mode, non le piattaforme, ma la scala dei progetti editoriali. È un gesto politico, culturale e persino affettivo: valorizzare quelle realtà dove la cura per un testo è ancora un atto artigianale.
Una macchina organizzativa che racconta un Paese
L’evento è promosso dall’Associazione Italiana Editori e sostenuto dal Centro per il Libro e la Lettura, dal MiC, dalla Regione Lazio, da Roma Capitale, dalla Camera di Commercio, dall’ICE, con contributi di SIAE, Poste Italiane e BPER Banca.
Una filiera lunga, trasversale, che conferma quanto questa fiera sia diventata patrimonio pubblico.
La direzione è affidata a Fabio Del Giudice, la presidenza ad Annamaria Malato, mentre la curatela del programma porta la firma sensibile e contemporanea di Chiara Valerio.
E il parterre dei partner amplia la dimensione cittadina dell’evento: Biblioteche di Roma, ATAC, EUR Spa, fino alla presenza glamour di Dior. Rai è media partner principale.

Inclusività non dichiarata, ma disegnata
Il visual ufficiale di quest’anno — che alterna un lettore e una lettrice — è un piccolo manifesto silenzioso. Non serve parlare di DEI quando basta mostrarla.
La fiera vuole essere accessibile: ingresso a 10 euro, formule famiglia e, soprattutto, il ritorno del Book Voucher da 10 euro per studenti e under 30 del Lazio. Un modo concreto per riportare i giovani davanti agli stand, non solo davanti agli schermi.
Un confronto utile: la Seoul International Book Fair (non mainstream, ma illuminante)
Per dare prospettiva: la fiera di Seoul ha lavorato negli ultimi anni su un concept simile, aprendo i suoi padiglioni con una programmazione pensata per sensibilizzare alla “lettura urbana”, avvicinando i giovani ai piccoli editori locali attraverso percorsi tematici.
Come Più libri più liberi, ha compreso che la forza degli eventi editoriali sta nel trasformare una visita in un gesto cittadino.
La differenza? Roma punta non solo sulla partecipazione, ma sul riconoscimento politico del settore. Una mossa che fa scuola.
Più libri più liberi continua a dimostrare che gli eventi editoriali riescono ancora ad attivare qualcosa che nessun algoritmo può replicare: un senso di appartenenza tangibile. In un ecosistema culturale frammentato, la fiera si impone come rito collettivo e come lente per leggere il futuro dell’editoria indipendente.
Parola di Eufemia.











