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Nel cuore delle Dolomiti nasce Intacture. Un data center italiano affidabile, sicuro e sostenibile, progettato per custodire dati e capacità di calcolo critici nell’era dell’intelligenza artificiale.
di GIOVANNI CERUTTI
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Hai iniziato a raccontare di INTACTURE, quest’oggi, con le parole esatte del loro manifesto, documento che proseguirà da solo a fare egregiamente il suo mestiere, come scoprirete scorrendo il loro non straordinario, ma proprio per quello pratico, sito one-page, e anche su questo varrà la pena (ma non oggi) di rifletterci.
E se qualche giorno fa abbiamo parlato di un menu a Milos, e di una xilografia che teneva insieme un nome e cinquecento anni di storia, oggi abbandoniamo l’Egeo, ci spostiamo in Trentino e saliamo di quota, di 380 metri per la precisione, per raccontare di questa meraviglia, che nasce in una terra dove hai trascorso periodi formidabili, dove hai imparato alcune piccole straordinarie cose.

Sfruz, o l’arte di perdersi
Un po’ sopra a Sfruz, in Val di Non, le case si contavano su due mani e il bosco cominciava dove finiva un orto. Da bambino ci passavi praticamente tutte le estati e la lezione più importante, eccetto i rudimenti salvavita, non te l’aveva data nessun maestro, te l’aveva data il bosco stesso. O meglio, la sistematica abitudine di perdertici dentro. Non per distrazione. Per metodo.
Uscivi dai sentieri per tornare, sempre, prima o poi, sulla strada di casa, ritrovata a forza di guardare il pendio, il muschio sul lato nord dei tronchi, la luce che cambiava e un trucco che tuo padre s’è portato nella tomba. Nessun altro ti spiegava come si fa a ritrovare la strada. Imparavi a furia di perderla, la strada, più e più volte, finché il corpo non capiva da solo qualcosa che la testa da sola non avrebbe mai imparato.
È una lezione che vale ancora, e non solo nei boschi: quella della sensibilità.
Quella stessa montagna, oggi, custodisce qualcos’altro.

Un manifesto letto due volte
I manifesti aziendali si leggono una volta sola, di solito. Si scorrono, si annuisce, si passa oltre. Frasi come «affidabile, sicuro e sostenibile» sono diventate, nel tempo, un rumore di fondo talmente uniforme da risultare quasi invisibile: le trovi ovunque, e proprio per questo raramente le prendi sul serio.
Ricordiamolo, il manifesto aziendale è la pietra angolare di ogni impresa, o dovrebbe esserlo. E riferendoci a quello di Intacture, bisogna riconoscere che regge: «Quassù le parole stanno in pari con i fatti, fanno coppia» per usare una formidabile citazione di Erri De Luca, qualcuno che di montagna qualcosa sa.
Il manifesto di Intacture, quindi, merita una seconda lettura. Non per generosità. Perché regge, se lo metti alla prova.

La sicurezza è una montagna, non una metafora
Affidabile, dice il manifesto. Sicuro, dice ancora.
Di solito, in questo genere di testi, sono aggettivi che fanno da tappezzeria. Qui indicano invece una scelta costruttiva letterale: l’80% dell’infrastruttura si sviluppa sotto terra, dentro la miniera di dolomia attiva di Tuenetto di Predaia, protetta da novanta milioni di metri cubi di roccia.
Novanta milioni. Non è un modo di dire.
È la prima infrastruttura civile in Europa costruita dentro una miniera ancora in attività e non un bunker dismesso riadattato, come già esiste altrove in Nord Europa, ma un sito che continua a estrarre dolomia e calce idraulica naturale mentre, a fianco, si scavano le gallerie operative del data center. Zero chilometri tra estrazione e costruzione. La roccia scavata diventa materiale da costruzione, in un processo che si autoalimenta.
E la sicurezza non resta un’intenzione: Intacture ha ottenuto le certificazioni ANSI/TIA-942-C Rating 4 e ISO/IEC 22237 Class 4, i livelli più alti in materia di resilienza e continuità operativa per un’infrastruttura digitale, gli stessi standard a cui guardano i grandi operatori internazionali quando devono fidarsi di un sito che non hanno mai visto.
Sostenibile, non come promessa ma come bilancio
Il terzo aggettivo del manifesto è quello più abusato in assoluto, nel marketing di ogni settore.
Qui, per una volta, si accompagna a numeri verificabili: energia al 100% da fonti rinnovabili, PUE sotto 1,25 contro una media europea sopra 1,6. Quell’indicatore, il PUE, o Power Usage Effectiveness, è il rapporto tra l’energia totale consumata da tutto un data center e quella che viene davvero utilizzata dai server: più è vicino a 1, meno energia si perde in raffreddamento e infrastrutture di contorno.
Quindi, in Intacture, zero consumo d’acqua per il raffreddamento, in un progetto che riusa gli spazi minerari invece di occuparne di nuovi, minimizzando così l’impatto sul suolo.
Il manifesto promette equilibrio tra innovazione e cura del territorio. Qui l’equilibrio si misura, letteralmente, in metri cubi di suolo non consumato.

Dove si torna
Torni a Sfruz, e alla lezione del bosco: perdersi per imparare a ritrovare la strada. Intacture, in fondo, fa qualcosa di simile su scala industriale: prende un luogo che si conosceva per la dolomia e le mele, lo scava più a fondo di quanto chiunque avesse mai immaginato, e ne fa uscire qualcosa che nessuno si aspettava: uno dei data center più certificati d’Europa.
Un manifesto che non promette la montagna. La usa.
Ah già. Passerete dalla Val di Non quest’estate?
Fatevi un giro nel sito di Intacture, non quello fisico, che è inaccessibile per ovvie ragioni, ma sul loro one-page: racconta più di quanto ci si aspetti da una pagina sola e poi (bontà vostra) dite se il manifesto regge anche ai vostri occhi.
Parola di Eufemia.
Il bosco degli urogalli, di Mario Rigoni Stern
Perché chi ha imparato qualcosa perdendosi in un bosco alpino riconosce, in un progetto scavato dentro una montagna, la stessa grammatica: il territorio non si racconta, si abita, e solo dopo si capisce cosa insegna.
Il Sole 24 Ore — Intacture: data centre beneath the mountain officially opened, sull’inaugurazione e i dati di cantiere
Data Center Dynamics — First data center built inside active mine opens in the Dolomites
The Plan — Intacture, the data center inside an active mine in Val di Non, su progetto e ruolo di In-Site
Magazine Qualità — Intacture: certificazioni di eccellenza per il data center ipogeo nelle Dolomiti, sulle certificazioni ANSI/TIA-942-C e ISO/IEC 22237











