Se il cinema è globalmente considerata la settima arte dell’umanità, la fotografia rientra a pieno titolo nell’ottava. E per celebrare quest’ottava arte sono attualmente attive sul territorio italiano alcune importanti e ben strutturate mostre dedicata ad alcuni fra i più influenti rappresentanti di questo mondo solo apparentemente statico. Stiamo parlando di due fotografi-attivisti: Tina Modotti e Steve McCurry, rispettivamente ospitati dalla città di Biella e di Bologna.
Per il primo caso, però, hai il tempo che gioca a tuo sfavore! Di fatti l’esposizione dedicata a Tina Modotti, figura iconica della prima metà del Novecento, sarà aperta al pubblico solamente sino al 16 febbraio (al Palazzo Pallavicini di Bologna). Un’esperienza da non farsi sfuggire, laddove possibile, che celebra il talento artistico e l’impegno politico di una donna coraggiosa e anticonformista. “La mostra – spiegano gli organizzatori – presenta circa 100 opere e documenti preziosi, organizzati in sei sezioni che tracciano il percorso di Modotti, evidenziando il connubio tra arte e rivoluzione. Dai ritratti suggestivi alle fotografie di vita quotidiana e di lotta sociale, ogni immagine racconta il legame tra estetica e impegno politico che ha definito il lavoro dell’artista”.
Per quanto concerne, invece, il temerario Steve McCurry, le tempistiche sono più clementi: il progetto, infatti, si protrarrà sino al 18 maggio. Intitolata “Steve McCurry. Uplands & Icons”, il percorso espositivo si articola su due sedi distinte, fra Palazzo Gromo Losa e Palazzo Ferrero (entrambi al cosiddetto Piazzo di Biella, la parte più elevata della città, raggiungibile anche in funicolare). Ben 128 gli scatti rappresentativi del celebre fotografo americano ospiti dell’evento. La mostra esplora i paesaggi montani (e non solo) e i ritratti iconici che hanno definito la carriera di McCurry, offrendo un’esperienza unica attraverso immagini che raccontano resilienza, spiritualità e bellezza.
Scatti che, come spiegano i promotori: “immortalano le terre alte di tutto il mondo, tra Tibet, Afghanistan, Mongolia, Giappone, Etiopia, Birmania, Nepal e Brasile. Le foto evidenziano la profonda connessione tra popoli, paesaggi e animali, sottolineando il ruolo cruciale di questa simbiosi per la sopravvivenza umana. Inclusa nel percorso, la leggendaria foto di Sharbat Gula, la ragazza afgana dagli occhi verdi, scattata nel 1984 in un campo profughi in Pakistan. La mostra è, inoltre, arricchita da contenuti biografici e video in cui l’artista condivide le sue esperienze e lezioni di vita”.
Parallelamente alla mostra, è stato lanciato il contest fotografico “In Montagna”, aperto a professionisti e amatori. Una giuria, presieduta dallo stesso McCurry, selezionerà le opere più rappresentative, che verranno esposte dal 18 aprile al 18 maggio 2025 in una delle sedi della mostra.

Brevi biografie
• Tina Modotti (Udine, 1896 – Città del Messico, 1942) è stata una fotografa, attrice e attivista politica italiana, figura centrale nell’arte e nella cultura della prima metà del Novecento.
Dopo aver emigrato negli Stati Uniti nel 1913, lavorò come attrice di teatro e cinema muto a Hollywood. Negli anni ‘20 si trasferì in Messico, dove iniziò a dedicarsi completamente alla fotografia, sotto la guida di Edward Weston, con cui intrattenne una profonda relazione personale e artistica. Partecipò attivamente ai movimenti rivoluzionari, legandosi a figure come Diego Rivera e Frida Kahlo, e aderì al Partito Comunista.
La sua attività politica la costrinse a lasciare il Messico nel 1930; visse a Mosca e partecipò alla Guerra Civile Spagnola come infermiera e organizzatrice. Ritornò in Messico nel 1939, dove morì improvvisamente nel 1942, lasciando un’eredità di impegno sociale e arte rivoluzionaria. La sua fotografia rimane un simbolo di forza, passione e lotta per la giustizia sociale.
• Steve McCurry (Philadelphia, 1950) è uno dei fotografi contemporanei più celebri al mondo, noto per i suoi ritratti iconici e la capacità di catturare l’essenza delle culture globali.
Dopo essersi laureato in cinematografia alla Penn State University, McCurry iniziò la sua carriera come fotoreporter freelance. Il suo primo grande successo arrivò nel 1979, quando si infiltrò in Afghanistan poco prima dell’invasione sovietica, documentando il conflitto con immagini che fecero il giro del mondo.
Nel corso della sua carriera, McCurry ha viaggiato in oltre 70 paesi, realizzando reportage su guerra, cultura e vita quotidiana.
La sua opera si distingue per l’uso magistrale del colore e per la capacità di raccontare storie profonde attraverso i volti e i paesaggi. McCurry ha ricevuto numerosi premi, tra cui la Medaglia d’Oro Robert Capa, e il suo lavoro è esposto nei musei e nelle gallerie più prestigiose del mondo.
Oggi è considerato un punto di riferimento nella fotografia, capace di unire umanità, emozione e straordinaria bellezza visiva.
Insomma, due mostre dall’innegabile valore, in grado di farti emozionare e riflettere allo stesso tempo. Organizzate, soprattutto, in maniera vivace ed esemplare.
Parola di Eufemia.











