“Tenere il passo con l’Intelligenza Artificiale (IA) è un compito senza fine: come nel mito di Sisifo, il rischio è che, se non viene gestita correttamente, l’IA possa travolgere l’impresa stessa”. Revan Aponso, ricercatore e autore di queste parole chiave, cita il noto mito di Sisifo, fondatore e re dell’odierna Corinto, condannato dagli dei a un’eterna punizione: far rotolare una roccia immensa su per una collina, solo per vederla rotolare giù quando questa raggiungeva la cima, costringendolo a ricominciare in un ciclo senza fine.
L’analogia mitologica con il rapporto di molte aziende con il dilagante tema del tool IA è calzante ed esemplificativa delle difficoltà a cui molte delle nostri “menti analogiche” affrontano nel doversi raffrontare quotidianamente con queste “menti digitali” in continuo progresso ed evoluzione.
Lo studio Enterprise AI Index
La sopracitata frase di Aponso fa da apripista e introduce la seconda edizione dello studio annuale Enterprise AI Index, realizzato in collaborazione con ServiceNow. Questa ricerca evidenzia chiaramente le difficoltà in questione. L’indice misura la maturità dell’IA nelle aziende, ovvero il livello con cui esse riescono a trarre valore dai propri progetti di IA. I risultati di quest’anno mostrano un calo rispetto all’anno precedente: anche le organizzazioni più esperte faticano a tenere il passo con il ritmo incalzante dell’innovazione.
“I primi successi ottenuti con tecnologie come l’IA generativa non garantiscono risultati futuri, soprattutto ora che stanno emergendo strumenti ancora più avanzati, come l’IA agentica. E questa evoluzione continuerà senza sosta” aggiunge poi lo studioso e commentatore.

Un quadro per affrontare la sfida
La ricerca, basata su un sondaggio condotto su quasi 4.500 dirigenti aziendali e IT in alcune delle principali economie mondiali, ha valutato l’adozione dell’IA in cinque aree chiave: investimenti, governance, leadership, integrazione nei flussi di lavoro e competenze. L’analisi, condotta insieme al team econometrico del gruppo di studio, mostra che la continua scoperta di nuovi casi d’uso per l’IA rende instabile il percorso di trasformazione digitale: appena un’azienda riesce a padroneggiare un’applicazione, ne emerge subito un’altra.
Persino le aziende che hanno ottenuto i punteggi migliori affrontano le stesse difficoltà, come sottolinea nuovamente Aponso: “Il loro vantaggio competitivo risiede, in parte, in una strategia più chiara per l’adozione dell’IA e in un’attenzione particolare al capitale umano, attraverso assunzioni mirate e percorsi di aggiornamento delle competenze. Queste aziende sono anche più propense a organizzare eventi formativi interni sull’IA e a nominare dei campioni dell’IA per guidare il cambiamento dall’interno”.
Il fattore umano: il cuore della preparazione all’IA
Come accade spesso nelle ricerche tecnologiche, il fattore umano risulta decisivo per il successo nell’adozione delle innovazioni. In un momento in cui i dipendenti di tutto il mondo vedono cambiare profondamente i propri ambiti lavorativi, le aziende si affannano per adattarsi. Più della metà degli intervistati dichiara, di fatti, di offrire formazione per aggiornare le competenze dei dipendenti, ma solo il 29% ritiene di avere il giusto mix di talenti per realizzare la propria strategia di IA.
La ricerca mette in luce queste sfide a livello aziendale, ma rivela anche un messaggio incoraggiante: i punteggi più alti nell’indice di adozione dell’IA si collegano a una performance aziendale più solida. Ed è proprio per questo che vale la pena continuare a spingere quella roccia verso la cima.
Parola di Eufemia.











