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L’intelligenza artificiale entra nei Giochi. Ma non solo per vincere.
Ilario Corna e il piano del CIO per trasformare Olimpiadi e storytelling sportivo
Le Olimpiadi stanno per cambiare pelle. E non lo faranno attraverso l’ausilio di un nuovo logo, tramite il design della torcia o grazie le divise delle nazionali all’ultimo grido. A trasformarle sarà l’intelligenza artificiale. Dopo un debutto marginale a Parigi 2024, l’AI sarà protagonista ai Giochi Invernali in Italia del 2026 e, soprattutto, a quelli Estivi di Los Angeles 2028, dove la posta in gioco sarà la gestione in tempo reale di oltre 30 discipline sparse tra California e Oklahoma.
«Come possiamo usare l’AI per ottimizzare l’intera macchina olimpica?», si chiede Ilario Corna, CIO e CTO del Comitato Olimpico. E la risposta è chiara: rendere ogni aspetto dei Giochi più efficiente e ogni racconto più coinvolgente.
L’AI dietro le quinte: dalle gare ai contenuti per i broadcaster
Durante Parigi 2024, l’Olympic Broadcasting Services(OBS) ha sperimentato la tecnologia per produrre oltre 11.000 ore di contenuti, rielaborati in 97.000 highlight personalizzati, suddivisi per atleta, disciplina e formato (orizzontale per i social, verticale per mobile, ecc.). Un balzo quantico: le riprese 3D multi-angolo che prima richiedevano 20 minuti, oggi si generano in pochi secondi. L’effetto? Replay istantanei e iper-coinvolgenti, perfetti per la regia live.
Per i broadcaster, che pagano miliardi per i diritti, è un cambio epocale: possono servire contenuti su misura in tempo reale, potenziando presenza digitale e connessione con il pubblico.
Ma è più di una questione tecnica: «Non è questione di tecnologia – precisa il CEO di OBS, Yiannis Exarchos – ma di come raccontiamo le storie degli atleti più straordinari del mondo».

Allenamenti, ambiente e inclusività: l’AI è anche sul campo (e dietro le quinte)
L’AI non si limita alla narrazione. A Parigi, i partner tecnici Alibaba e Omega hanno tracciato i movimenti degli atleti nei 110 ostacoli: passo dopo passo, metro dopo metro, per ottimizzare la performance e migliorare la preparazione.
E poi c’è la sostenibilità: attraverso gemelli digitali dei luoghi di gara, l’AI ha ridotto le ispezioni fisiche e segnalato consumi anomali, come uno stadio lasciato acceso di notte. Ha persino rilevato una telecamera difettosa vicino alla Tour Eiffel, il cui motore spostava l’inquadratura.
La sfida etica: l’AI non può diventare un privilegio
Il pericolo è che tutto questo resti appannaggio delle nazioni più ricche. Ecco perché il CIO ha avviato programmi di formazione AI rivolti ai comitati nazionali e alle federazioni sportive internazionali.
L’obiettivo? Democratizzare l’accesso, affinché l’AI sia leva di inclusione e non nuova frontiera di disuguaglianza.
La trasformazione digitale dello sport non è più una previsione, è vero e proprio presente tangibile e osservabile. Le Olimpiadi, da sempre vetrina tecnologica globale, diventano oggi laboratorio permanente di intelligenza artificiale applicata. Osservarle con attenzione significa anticipare ciò che accadrà presto in ogni campo della comunicazione, del branding, del contenuto. Anche il nostro.
Parola di Eufemia.
“The Age of Smart Information” di Bernard Marr (Wiley, 2024)
Un saggio agile ma illuminante che racconta come l’AI stia riscrivendo la grammatica dell’informazione visiva, dello sport, dei media.











