Almeno 300mila gli italiani colpiti da questa patologia. Colpisce l’1% della popolazione con più di 60 anni e raggiunge addirittura il 4% se osserviamo i soggetti oltre gli 85. Questo suggerisce che un fattore biologico legato all’età sia senza alcun dubbio rilevante, combinato eventualmente all’esposizione cumulativa di un fattore ambientale.
Stiamo parlando del morbo di Parkinson che, come abbiamo appena visto, colpisce in Italia e nel mondo (basti pensare al leggendario attore Micheal J. Fox o al pugile Muhammad Ali) moltissime persone, modificando negativamente e in maniera irreversibile la loro quotidianità.
Fortunatamente, caro lettore, le “cose utili” spesso vengono in nostro soccorso anche (e soprattutto!) nell’ambito della salute e della qualità della vita in generale. Un uomo sottoposto a un processo sperimentale e avanguardistico, di fatti, dopo aver ricevuto e testato un impianto cerebrale pionieristico, controllato da un computer, per affrontare il morbo, ha affermato che il trattamento funziona così bene che a volte “dimentica di avere la malattia”.
Si tratta, come spiegano i ricercatori, di un “piccolo computer, inserito nel torace di Kevin Hill 12 mesi fa, il quale è collegato a fili che si dirigono verso il cervello, in grado di convertire e inviare degli impulsi elettrici. Un aggiornamento del sistema ha poi permesso al dispositivo di leggere ora anche l’attività cerebrale di Kevin”.
I chirurghi di Newcastle, coinvolti nel processo, ritengono che una versione adattata e aggiornata di questo sistema di stimolazione cerebrale profonda (DBS) possa avere un “enorme impatto” sulla qualità della vita dei pazienti affetti da questa malattia.
Lo stesso Kevin Hill ha così riepilogato la propria esperienza con la malattia e con la relativa “cura”: “A 40 anni ho iniziato a manifestare i primi sintomi, tra cui tremori al pollice, e a soffrire di incubi e insonnia. Mia moglie mi aveva vietato di entrare in cucina perché le mie mani tremavano così tanto che versavo o faceva cadere bevande calde e, addirittura, mi tagliavo spesso.
Nel 2017 il medico di base mi ha diagnosticato la malattia. Mi è stato proposto un intervento sperimentale, che comportava un impianto che penetrava nel cervello, raggiungendo un’area delle dimensioni di un chicco di riso. C’è poi un device impiantatomi nel torace, collegato a due sottili fili che si estendono lungo il collo. Questi trasmettono segnali elettrici in grado di gestire i sintomi del Parkinson. Dopo anni di notti insonni e tremori incontrollabili a braccio e gamba, i tremori si sono fermati istantaneamente.

Come ha spiegato entusiasta uno dei chirurghi coinvolti nel processo: “La cosa straordinaria di questa versione adattiva è che gli impulsi elettrici forniti al cervello dal dispositivo sono controllati e regolati automaticamente, in base ai segnali registrati dal dispositivo nel petto del paziente. I segnali biologici generati dal paziente stesso sono sufficienti per alterare il trattamento somministrato dall’impianto. Questi cambiamenti possono avvenire di minuto in minuto o di ora in ora, il che significa che il trattamento risponde in modo davvero preciso alle necessità individuali”.
Sebbene si stiano ancora raccogliendo prove per valutare i benefici della DBS adattiva rispetto a quella standard, crediamo che questi primi risultati non possano che essere incoraggianti e, in ogni caso, stimolare una ricerca continua e sempre più pressante nel nostro continuo tentativo di “vivere meglio”.
Parola di Eufemia.











