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C’era un tempo in cui le truffe online arrivavano via email con un improbabile principe nigeriano. Oggi, invece, basta scorrere un feed social per incontrarle: pubblicità perfette, immagini credibili, offerte irresistibili. Merito — o colpa — dell’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni ha reso le frodi digitali sempre più sofisticate.
E se la tecnologia sta trasformando oggetti quotidiani in strumenti intelligenti, lo stesso accade con le truffe: anche loro evolvono, imparano, si perfezionano. Ed è proprio da qui che parte l’ultima operazione di sensibilizzazione firmata Visa insieme all’agenzia Marcel.
La campagna si chiama “The Feathered Lamb”. E sì, il protagonista è proprio un agnello… con le piume.
L’idea creativa: usare le armi dei truffatori
Oggi il 99% delle truffe online nasce da pubblicità false sui social, mentre il phishing è cresciuto del 1.265% nel 2025 secondo SlashNext. In un contesto simile, Visa ha deciso di affrontare il problema partendo dal punto più fragile del sistema: le persone.
La soluzione? Usare le stesse tecniche dei truffatori, ma ribaltandole.
La campagna ha iniziato a diffondere sui social immagini generate con l’AI volutamente assurde ma realistiche: tra queste un agnello ricoperto di piume, creatura improbabile ma abbastanza credibile da attirare curiosità e condivisioni.
Solo dopo aver catturato l’attenzione degli utenti arrivava la rivelazione: era tutto un esperimento per dimostrare quanto sia facile cadere in contenuti manipolati.
Come spiega Julian Clobus, Brand & Product Marketing Director France di Visa:
“Volevamo usare gli stessi meccanismi psicologici dei truffatori, ma al contrario. La sicurezza delle transazioni è al centro della nostra missione, ma la vulnerabilità principale resta quella umana. L’idea è attirare l’attenzione e poi disinnescare subito la trappola, ricordando alle persone alcune semplici buone pratiche.”

La campagna in due atti
L’operazione è stata costruita come una piccola narrazione digitale in due fasi.
Prima fase: la trappola.
Un account anonimo chiamato Petit Pamplemousse ha iniziato a pubblicare immagini e video generati con l’intelligenza artificiale. Per due settimane gli utenti hanno commentato, condiviso e discusso i contenuti, senza sapere che si trattasse di una campagna.
Seconda fase: la rivelazione.
A chi aveva interagito con i post è stato inviato un messaggio con un video personalizzato che spiegava l’esperimento e forniva consigli pratici per riconoscere e prevenire le truffe online.
Il percorso continuava poi su un sito dedicato con articoli educativi, suggerimenti di sicurezza e una panoramica delle soluzioni Visa per la protezione dalle frodi.
Influencer, media e conversazioni
La campagna è stata amplificata anche da creator digitali come Zut Antoine e Kllxn, che hanno prodotto contenuti collegati all’iniziativa.
Parallelamente, due importanti testate francesi — Le Parisien e Les Échos — hanno pubblicato articoli e video dedicati al tema delle truffe digitali e all’impatto delle nuove tecniche basate sull’AI.
L’operazione rientra in un programma educativo europeo più ampio di Visa intitolato “Can You Trust What You See Online?”, pensato per sensibilizzare gli utenti sulle nuove forme di frode digitale.
Quando l’educazione diventa engagement
L’iniziativa ha dimostrato che anche una campagna di sensibilizzazione può generare numeri da vero caso social.
In pochi giorni “The Feathered Lamb” ha raggiunto 2,09 milioni di persone, con oltre 500.000 interazioni e un tasso medio di engagement del 24%, ben al di sopra delle medie di piattaforma.
Le immagini generate con l’AI hanno acceso la conversazione: oltre 20.000 commenti e 17.000 condivisioni, amplificando la visibilità dei contenuti ben oltre la distribuzione iniziale.
Nel marketing contemporaneo, educare il pubblico senza risultare didascalici è una delle sfide più difficili. “The Feathered Lamb” riesce nell’impresa trasformando una lezione di sicurezza digitale in un’esperienza narrativa. Prima cattura l’attenzione, poi rivela il trucco, infine restituisce agli utenti strumenti concreti per difendersi. È la dimostrazione che anche la comunicazione istituzionale può diventare memorabile quando adotta il linguaggio — e le dinamiche — della cultura digitale.
Parola di Eufemia.











