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Col pretesto di chiederti di leggere in anteprima i miei romanzi (se ti va scrivilo a giova.cerutti@gmail.com) oggi ti racconto chi sono i beta reader e perché dovresti coinvolgerli prima di proporre il tuo libro agli editori, o di diffondere un contenuto rilevante, se speri davvero che qualcuno lo pubblichi o lo apprezzi.
di GIOVANNI CERUTTI
Stiamo sui libri.
Una montagna di manoscritti finisce nel cestino, spesso non per colpa del libro.
Sto parlando di opere di autori, dilettanti e professionisti, che hanno fatto tutto bene, o quasi. Hanno letto i libri giusti sullo scrivere, dedicato anni alla propria storia, corretto refusi, sistemato i dialoghi, migliorato il ritmo. Conoscono il valore della correzione di bozze.
Persone che hanno lavorato seriamente, insomma, ma che non hanno fatto leggere il manoscritto a qualcun altro: un enorme errore.
Perché un manoscritto può essere corretto, ben impaginato, scritto in un ottimo italiano, persino originale. Ma finché non passa dagli occhi di qualcuno che non l’ha scritto, tutto rimane nel campo dell’ipotetico.

Ed è qui che entrano in gioco i beta reader.
Non servono a correggere un romanzo. Non servono a dirti che sei bravo. Servono a capire se il romanzo produce davvero l’effetto che immagini. Dove rallenta. Dove accelera. Dove convince. Dove perde pezzi.
In altre parole, servono a sottoporre il tuo lavoro alla vera prova del nove.
Che si chiama lettura.
Ed è proprio attraverso quella prova che farò passare i miei tre romanzi, tre volumi autonomi che condividono personaggi, idee e universo narrativo, ma non hanno bisogno dei fratelli per stare in piedi. A mia differenza.
Mi sarei sentito un pessimo profeta in patria se, dopo anni di lavoro, avessi bussato direttamente alle porte degli editori invece di farmi stroncare prima da alcuni lettori.
E non da lettori qualsiasi.
Da beta reader appunto.
Sul primo volume l’avevo già fatto in verità, seppur in misura limitata, e il primo e finora unico editore a cui l’ho sottoposto mi ha confermato con le sue osservazioni la bontà della scelta.
Ora gli altri due volumi sono pronti.
E la caccia ai beta reader ricomincia.

Ma chi è un beta reader?
Un beta reader è una persona che legge un manoscritto prima della pubblicazione e restituisce all’autore impressioni, dubbi, osservazioni e critiche. Non è un editor. Non è un correttore di bozze. Non è un agente letterario. È qualcosa di più semplice e, per certi versi, più prezioso.
È quel lettore che non ha alcun obbligo di essere gentile. E a cui tu, comunque, non sei obbligato a dare retta. Ma quando osservazioni simili alle sue dovessero arrivare da persone diverse, deciderai se il tuo lavoro meriterà un ulteriore passaggio di editing.
Negli ultimi giorni un commento sul mio primo romanzo mi ha fatto riflettere più di altri.
«Il romanzo richiede un impegno di comprensione elevato da parte del lettore.»
A caldo sembrava una stroncatura. Poi l’ho riletto, l’ho lasciato sedimentare e ne ho parlato coi primi beta reader. E abbiamo capito che una stroncatura non era.
Era la conferma che non sto cercando di scrivere per tutti.
Il mio lettore ideale è una persona curiosa, disposta a riflettere sul significato insieme all’inchiostro che lo rivela. Qualcuno capace di uscire dal libro con un’attenzione diversa verso le strutture invisibili che orientano la percezione e le scelte collettive.
È una persona capace di metter in crisi ciò che pare ovvio.
Non è poco. Anzi.
Il problema, allora, non è stabilire se il libro funzioni. È capire con precisione per chi è stato scritto. Alcuni editori cercano soprattutto intrattenimento. Altri cercano soprattutto letteratura. I miei romanzi abitano una zona intermedia: chiedono al lettore di partecipare e di interrogare l’ovvietà, dicevo in forma analoga. Anche perché succede spesso che un libro trovi i suoi lettori dove l’autore meno se lo aspetta.
Forse è proprio questo che sto cercando di capire attraverso i beta reader.
Non se il libro sia bello. Ma per chi possa essere importante.

Come trovare i beta reader giusti
Se stai cercando beta reader per il tuo libro, devi trovare delle persone che, par banale, abbiano in comune la passione per la lettura. Ma banale non è, perché dovrai trovare persone a cui chiedere di rispondere, effettivamente, a domande che non sono quelle che immagini.
Molti autori chiedono: «Ti è piaciuto?»
Lascia perdere. È una domanda quasi inutile.
Molto meglio chiedere: se fossi un autore, a quale casa editrice proporresti questo libro, e perché? In quale momento hai capito davvero di cosa stava parlando? Quale domanda ti è rimasta addosso dopo averlo finito? Ti ha fatto osservare diversamente qualcosa della realtà quotidiana? Lo compreresti per te stesso o per regalarlo a qualcuno?
Certo, l’ultima domanda è quella decisamente più commerciale, forse la più innocente.
E per il resto state sereni: quello che ogni lettore porterà nella lettura andrà sempre oltre il vostro controllo. Ed è un’ottima notizia. Perché significa che non state cercando consenso. State cercando compatibilità.
Quindi, un buon beta reader non serve a dirci se il libro funziona. Serve a dirci dove smette di funzionare. E soprattutto per chi funziona davvero.
E proprio per quello, sto cercando una dozzina di beta reader capaci di commenti severi ma giusti. Anche feroci, certo, ma motivati.
Tu?
Ricorda: non sto cercando applausi e complimenti.
E, per ora, non sto cercando di venderti niente.
Parola di Eufemia.
Steering the Craft
Ursula K. Le Guin
Non parla di beta reader, ma insegna una delle cose che i beta reader verificano meglio di chiunque altro: se ciò che volevi scrivere è davvero ciò che il lettore riceve.
Reedsy — What Is a Beta Reader? How to Find and Work With an Author’s Best Friend
Jane Friedman — How to Find & Work with Beta Readers to Improve Your Book
Jane Friedman — Beta Readers: Who, When, Why, and So What?
Jane Friedman — What to Ask Your Beta Readers
The Write Practice — The Ultimate Guide to Beta Readers
Jericho Writers — How Beta Readers Can Transform Your Novel











