Lo studio per una pubblicità di Bang & Olufsen sulla rimozione del rumore
È un grigio lunedì di dicembre. Ci troviamo sulla metropolitana di Milano, immersi nel caos delle ore di punta: studenti, pendolari, telefonate, chiacchiere che riepilogano il fine settimana, e gli annunci gracchianti di ATM, che ormai sembrano aver dimenticato persino il vecchio invito a “togliere gli zaini”.
Nel mezzo di questo frastuono, può succedere (e succede) qualcosa di inaspettato: ci accorgiamo di quanto la comunicazione di qualità riesca a emergere, comunque, persino in contesti caotici come questo. Succede anche a te? Per noi, oggi, sarà una giornata speciale: è il giorno della prima riunione di redazione di Eufemia. Un momento importante, dove tutta la squadra si riunirà per dar forma al nostro progetto editoriale. Una giornata che si chiuderà con la stessa carica dell’inizio, dove tu, proprio tu in quanto nostro lettore, sei in questo viaggio con noi verso la sede milanese di Periskop.

Ma torniamo per un attimo al rumore del vagone: ci sovrasta fino a Moscova, dove riemergiamo in un relativo silenzio. Non è proprio quel “rumore bianco” che Don DeLillo ha immortalato nel suo capolavoro, ma è comunque un respiro. Rumore e silenzio. La mente galoppa tra suggestioni urbane e si ferma su un affascinante studio pubblicitario condotto dalla Syracuse University Newhouse School of Public Communications per Bang & Olufsen (B&O).
Un annuncio minimalista. Un vagone vuoto. Una tagline minimalista: “9 AM, Monday, New York City Subway”. Un manifesto del silenzio che evoca la quiete in un luogo che conosciamo come affollato e rumoroso.
Immagina il nostro vagone trasformarsi: il chiasso svanisce, siamo immersi nel silenzio generato dalle lussuose cuffie B&O, mentre in sottofondo risuona “The Sound of Silence” di Simon & Garfunkel. L’impatto è potente. È il “less is more” nella sua forma più pura, quell’essenza comunicativa che Ludwig Mies van der Rohe (uno nato a corte di Le Corbusier) ha intuito grazie a Peter Behrens e trasformandola in arte.

Ma cosa rappresenta davvero questo silenzio?
Negli Stati Uniti, il silenzio è persino un diritto, sancito dal Quinto Emendamento. È più di una semplice assenza di rumore: è un antidoto all’infodemia, al caos digitale che ci sovrasta. È il rimedio al “foggy brain”, quello stato di torpore che affligge l’homo digitalis. Daniel Kahneman, Premio Nobel per l’Economia, insieme a Olivier Sibony e Cass R. Sunstein, ha esplorato il tema nel libro Rumore, sottolineando come l’“igiene decisionale” sia cruciale per ridurre gli errori che si compiono in ogni ambito professionale.
Anche l’arte omaggia il silenzio: basti pensare a 4’33” di John Cage, dove la totale assenza di suoni orchestrali diventa una tela su cui il mondo esterno dipinge i suoi rumori, differenti ad ogni ascolto.

La pubblicità di Bang & Olufsen è tutto questo: un manifesto che celebra il silenzio come bene prezioso in un’epoca di distrazione perpetua. Una riflessione che ci ricorda quanto sia importante la presenza — sorella del silenzio — nella nostra vita personale e professionale.
Siamo arrivati a Moscova. Grazie per averci accompagnato in questo viaggio ricco di spunti. Ora ci aspetta la riunione di redazione: non sarà silenziosa, ma inizierà con tutti i cellulari rigorosamente silenziati. In alto i cuori (e i cervelli)!
Parola di Eufemia.











