Esistono altre dimensioni oltre quella che percepiamo quotidianamente? E se sì quante sono e quali caratteristiche possiedono? Come accedervi? Certo, come avrai certamente notato, quello degli universi paralleli è un macro-argomento che comprendere una miriade di sfaccettature, sempre più sfruttate nel marketing e nella costruzione delle narrazioni più di successo degli ultimi anni. Da qualsiasi “media” la si guardi: cinema, letteratura, arte, storia, filosofia, fisica, scienza.
E chi più ne ha più ne metta. La mostra “The Lamp” presso Liminal Space, centro culturale indipendente romano fondato dal duo Liminal State, affronta queste domande attraverso un percorso immersivo e transmediale. Situato in una traversa di via Libetta, storico quartiere notturno di Roma, Liminal Space accoglie visitatori in un ambiente che ricorda una vera e propria “backroom” (una sorta di stanza di servizio segreta, dietro le quinte del visibile), invitandoli a esplorare i confini tra realtà e finzione.
Come spiegano i creativi organizzatori dell’evento, “The Lamp” si ispira a una storia virale apparsa su Reddit nel 2012: “un uomo in coma vive dieci anni di vita parallela in pochi giorni, raggiungendo traguardi per lui irrealizzabili nella realtà (un lavoro dirigenziale, una bella moglie, degli allegri figlioletti, una lussuosa villetta a schiera, ecc.), per poi risvegliarsi bruscamente a causa della luce di una lampada. Il trauma del ritorno alla vita reale, meno appagante della dimensione onirica, solleva interrogativi sull’autenticità delle nostre esperienze. La mostra trasforma i visitatori in protagonisti attivi, coinvolgendoli in una narrazione divisa in capitoli, ciascuno rappresentato da un’opera dedicata a una diversa sfaccettatura della percezione”.

Abbiamo dato un’occhiata agli spazi in questione e riepilogato per te alcuni dei capitoli-stanze in cui siamo incappati:
• Il percorso inizia con “Trauma”, installazione di Borsos Lőrinc. “Apparition II” ricrea un incidente stradale: una strada proiettata, un palo divelto e vetri sparsi rispondono alle sonorità dell’ambiente, modificando in tempo reale l’esperienza visiva. Questo primo capitolo simboleggia la frattura tra coscienza e inconscio;
• La seconda parte è intitolata “Reality Quest”, un’installazione video-multicanale ispirata agli “sludge content” (contenuti melmosi, che stuzzicano la curiosità di chi guarda tempestandolo di input) di TikTok e YouTube, concepiti per menti iper-stimolate. Al centro dello schermo, scorrono scene del film “L’Atalante” di Jean Vigo, mentre ai lati contenuti digitali evocano la difficoltà di distinguere tra sogno e veglia, verità e simulazione;
• L’esperienza prosegue con “Backroom” del collettivo Blivet: due stanze speculari, una fedele riproduzione di un salotto anni ‘90, l’altra la sua proiezione mentale asettica e straniante. Gli oggetti mutano forma e significato: un telefono diventa conchiglia, la tv un acquario proiettante immagini alterate dell’altra stanza;
• L’ultimo capitolo, “Il Risveglio”, culmina in “Mindscape”, installazione dei padroni di casa. Qui, luci e suoni deflagrano in un’esperienza immersiva e catartica, dissolvendo le coordinate di tempo e spazio;
Una mostra viva e pienamente immersiva, in un senso pieno e forse a lungo perduto dal mondo delle esposizioni “convenzionali”. Un’installazione che “si distingue per la sua capacità di fondere teoria quantistica, sub-culture digitali e generazioni artistiche diverse, coinvolgendo il pubblico in modo graduale ma profondo”, come ricordano gli artisti coinvolti nel progetto. I visitatori, se disposti a lasciarsi davvero andare, saranno in grado di sperimentare effettivamente la vertigine di un mondo parallelo e meditativo.
Parola di Eufemia.











