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Chi l’avrebbe detto che un logo e un soprannome potessero cambiare il volto di un’intera lega sportiva? Eppure, la Professional Women’s Hockey League (PWHL) lo ha dimostrato con la sua strategia di branding: un investimento in identità visive e simboli dei team che ha trasformato i tifosi in veri fan entusiasti.
Fondata nel 2023, la PWHL ha capito subito che, per sostenere la crescita dello sport femminile, serviva più di un buon gioco sul ghiaccio. Ci voleva una solida identità di squadra, qualcosa che i fan potessero riconoscere, amare e condividere. Per questo, i fondatori Alastair Merry e Mary Lou Bunn hanno ingaggiato Flower Shop, la loro agenzia di design, per creare soprannomi e loghi delle sei squadre inaugurali, esplorando le città per capirne l’anima.
“Non è come fare il branding per una lavastoviglie o un tablet,” racconta Merry. “Qui stiamo parlando della comunità, della vita di persone che vengono a guardare le partite.”
Branding strategico: numeri e impatti
L’effetto è stato immediato. Nella seconda stagione della lega:
• Le vendite di merchandising sono raddoppiate.
• L’engagement social è cresciuto del 68%.
• La partecipazione media agli eventi è aumentata del 27%, anche grazie a partite in grandi arene e tour neutri che hanno richiamato oltre 123.000 spettatori.
Kanan Bhatt-Shah, vicepresidente marketing della PWHL, spiega: “Quando i fan hanno finalmente avuto un’identità dei team a portata di mano, il loro coinvolgimento è diventato più profondo. Merchandising, cori, mascotte: tutto ha cominciato a prendere vita in modo coerente.”
In altre parole, il branding non è solo estetica: è un acceleratore di engagement, un ponte tra emozione e comportamento, capace di trasformare la curiosità iniziale in una fandom duratura.

Dal concept alla community
Il processo creativo di Merry e Bunn ha previsto un approccio quasi antropologico: domande ai cittadini, osservazione dei simboli locali, studio dei valori della città. Ogni soprannome e logo è stato pensato per raccontare storie locali e creare una connessione immediata con i tifosi.
Thomas O’Grady, primo direttore creativo della WNBA, ricorda: “Stai piantando la bandiera del tuo brand. Lo fai per i giocatori, per la squadra, per la comunità e per la lega stessa. È un peso enorme, ma i risultati parlano da soli.”
Il caso PWHL mostra anche un elemento distintivo: a differenza della WNBA, non ha legami finanziari diretti con la controparte maschile (NHL), eppure il branding è riuscito a costruire una propria narrativa indipendente, dimostrando che la forza di un brand non risiede solo in un supporto esterno, ma in un’identità chiara e coerente.
Nuove sfide e opportunità
Con l’espansione a Seattle e Vancouver, la PWHL ricomincia il “lavoro pesante” del branding: nuovi loghi, nuovi soprannomi, nuova occasione per generare entusiasmo.
“Stiamo aspettando di vedere le nuove maglie, i cappellini, le sciarpe… tutto ciò che accompagna un logo,” racconta l’allenatore di Seattle, Steve O’Rourke. “Questa sarà un’ulteriore ondata di entusiasmo.”
In un mercato dove lo sport femminile è in rapida espansione, il caso PWHL conferma una lezione chiara per brand e marketer: una forte identità di squadra non è decorativa, è strategica. È il collante che trasforma la passione sporadica in fedeltà duratura.
Il boom delle leghe femminili ci insegna che il branding può fare la differenza tra uno spettacolo passeggero e una community duratura. Dai loghi ai soprannomi, dalle mascotte ai cori, ogni elemento racconta una storia che i fan vogliono vivere, condividere e difendere.
Parola di Eufemia.











