Sono in molti, da svariati anni ormai, a sollevare polemiche e sincera preoccupazione circa lo smodato utilizzo dei nostri tanto amati smartphone. Di solito queste giuste recriminazioni e ricerche (mediche come sociologiche) si concentrano sulle fasce di popolazione di età più giovane e conseguentemente più fragili, denunciando i rischi per la persona legati a quella che a tutti gli effetti è divenuta una vera e propria dipendenza. In Asia, ma stanno cominciando a sorgere qua e là anche nel cosiddetto Occidente, sono molteplici i centri di recupero da dipendenza da device!
Un case study esemplare sull’argomento ci viene fornito, più recentemente, anche dagli amici sudamericani: le crescenti preoccupazioni sull’impatto della tecnologia sulla salute mentale hanno, infatti, spinto Vivo (principale compagnia di telecomunicazioni del Brasile) a collaborare con l’agenzia pubblicitaria Africa Creative per lanciare una campagna provocatoria contro la dipendenza da smartphone.
La campagna, intitolata “Relazione Tossica”, utilizza il brano “jealousy, jealousy” di Olivia Rodrigo, uscito nel 2021, per mettere in luce le conseguenze psicologiche dell’eccessivo uso dello schermo, con un’attenzione particolare verso le giovani generazioni.

I dati allarmanti sulla dipendenza da cellulare
Questa iniziativa nasce in risposta a dati allarmanti emersi dal Panorama della Salute Mentale 2024. La ricerca ha evidenziato che il 40% degli intervistati afferma che like e commenti sui social media influiscono significativamente sulla propria autostima: una dipendenza da validazione esterna particolarmente diffusa tra adolescenti e giovani adulti. Inoltre, il 45% dei brasiliani tra i 15 e i 29 anni ritiene che l’uso intensivo dei social network incida negativamente sulla propria salute mentale, alimentando ansia e depressione.
Il Brasile, infatti, è il Paese con il più alto numero di casi di ansia e depressione in America Latina. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 5,8% della popolazione brasiliana, circa 11,7 milioni di persone, soffre di depressione. A supporto di questi dati, una ricerca del centro studi VTrends di Vivo ha rivelato che il 51% degli utenti perde la percezione del tempo durante l’uso dei dispositivi mobili. Sono statistiche, purtroppo, non così aliene rispetto quelle nostrane.
La campagna di Vivo
“Con la tecnologia che occupa sempre più spazio nelle nostre vite, dobbiamo trovare modi più sani ed equilibrati per interagire con i nostri cellulari. – afferma Marina Daineze, direttrice del brand e della comunicazione di Vivo – Si tratta di un tema globale e intergenerazionale, e in quanto leader del settore e marchio attento all’aspetto umano, riteniamo fondamentale favorire questo dialogo”.
Il fulcro della campagna è un cortometraggio chiamato “Relazione Tossica”, che mostra una giovane donna talmente assorbita dal proprio smartphone da non rendersi conto di come il mondo digitale stia lentamente consumando la sua vita.
La scelta della canzone di Olivia Rodrigo è mirata: i suoi testi parlano direttamente dei danni emotivi che possono derivare dai social media, e la cantante stessa ha un legame forte con la Generazione Z. L’unione tra immagini e colonna sonora crea una metafora potente del rapporto malsano che molte persone hanno sviluppato con i propri dispositivi.
“Crediamo che i brand debbano essere parte della soluzione, elevando il dibattito tra tecnologia e autostima. Lo scopo della nostra campagna è stimolare la riflessione e promuovere scelte più consapevoli” hanno poi aggiunto dall’azienda.
Con questa iniziativa, Vivo punta ad avviare conversazioni significative sul ruolo della tecnologia nella nostra quotidianità, incoraggiando le persone a riprendere il controllo del proprio tempo davanti allo schermo.
Parola di Eufemia.











