Blockbuster al gusto di vaniglia: quando l’advertising entra in sala
Quando il cinema incontra la pubblicità, può succedere proprio di tutto. Specie se il film in questione è Fast & Furious, la saga più adrenalinica del Duemila. Ma cosa succede se al posto di motori rombanti e acrobazie a 200 km all’ora, ci sono un gelato con lo stecco, una spider d’antan con interni in pelle color crema caffè (gelato!) e una baia mozzafiato? Succede Not So Fast, Not So Furious, la nuova, esilarante campagna di Häagen-Dazs che fa esattamente il contrario di quanto promette il suo (finto) omonimo hollywoodiano. Il ritmo è lento, languido, sensuale. Eppure, proprio come un action movie ben riuscito, tiene lo spettatore incollato fino all’ultimo frame. E, spoiler, guida Vin Diesel e guida super chill questa volta.
Il risultato? Un piccolo gioiellino di ironia pop e brand positioning. E tu, saresti capace di far parlare di gelato come fosse un colpo di nitro?
Dal turbo al cucchiaio: come ribaltare i codici dell’intrattenimento
La campagna, ideata dall’agenzia internazionale Forsman & Bodenfors, cosa fa, prende in prestito tutto l’armamentario estetico di Fast & Furious, ergo montaggio serrato, luci notturne, inseguimenti, musica elettronica? Assolutamente no!
In un mondo dove tutto va veloce, due amanti del gelato si ribellano alla frenesia. La campagna “Not So Fast, Not So Furious” mette in scena un’esilarante parodia dei film con Vin Diesel: auto rombanti, pose da duri, inseguimenti al rallentatore… nulla di tutto ciò. Qui l’unico “colpo” è una cucchiaiata di Häagen-Dazs. I protagonisti si preparano a una “missione impossibile”: godersi il gelato su una decapottabile con vista sulla baia di un oceano, con la stessa epicità di una rapina hollywoodiana. Infatti, l’azione c’è, ma è tutta nella lentezza, nella laid-back way of life.
L’autoironia è il motore (silenzioso) della campagna. Si sorride, ma si riconosce anche un bisogno profondo: rallentare. In un mondo che ti vuole sempre a tutto gas, qui si celebra il potere del “pausing”.
Citazioni pop e umorismo strategico: la ricetta vincente
Häagen-Dazs non è sola in questa corsa alla lentezza paradossale. Ricordi la strepitosa campagna Old Spice – The Man Your Man Could Smell Like? Anche lì, il protagonista (l’iconico Isaiah Mustafa) decostruisce con ironia i cliché del maschio action-hero, passando da una doccia a cavallo a uno yacht nel giro di pochi secondi, tutto in un unico piano sequenza surreale. Il risultato è lo stesso: uno spot memorabile, virale, che diverte e vende.

Quando la pubblicità sa ridere di sé, il pubblico ride con lei. E compra. Il punto non è imitare i blockbuster, ma reinterpretarli con consapevolezza.
E tu, sei disposto a giocare con gli stereotipi del tuo brand? Sai prenderti in giro?
Marketing epico: un libro da pellicola
Se vuoi approfondire il legame tra archetipi narrativi e brand dirompenti, c’è un volume che devi leggere: “The Hero and the Outlaw: Building Extraordinary Brands Through the Power of Archetypes” di Margaret Mark e Carol S. Pearson. Un vero manuale del branding narrativo che mostra come ogni brand possa incarnare un personaggio “epico”, proprio come accade nei grandi film. Che tu sia un eroe, un ribelle o un amante coraggioso… ogni messaggio diventa più potente se risuona con un archetipo universale.
Finale col botto (ma in slow motion)
Con Not So Fast, Not So Furious, Häagen-Dazs firma non solo uno spot perfettamente riuscito, ma scrive una dichiarazione d’intenti: nel rumore di fondo dell’advertising contemporaneo, vince chi sa abbassare il volume. E se a farlo, a scalare i giri, è Vin Diesel, l’esilarante mismatch arriva ancora di più. La campagna non urla, ma seduce. Non corre, ma convince. E lo fa usando gli stessi strumenti del cinema di intrattenimento, ma con un’intelligenza comunicativa fuori dal comune.
Il tuo brand ha qualcosa da dire? Allora, forse non è il caso di urlarlo. Bastano una grande idea, un po’ di ironia e il coraggio di mettere in pausa il caos. Perché, alla fine, è proprio nella lentezza che si trova il vero brio.
Ti lasciamo con un paio di domande aperte. Che tipo di protagonista saresti nel film della tua comunicazione? Quale archetipo vorresti incarnare?
Parola di Eufemia.











