di GIOVANNI CERUTTI
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Se la natura è stata generosa — e la vita altrettanto — possiamo contare sull’udito, il senso più fine che possediamo. Quando la vista e il tatto faticano al buio, dove l’olfatto e il gusto si confondono, l’orecchio percepisce vibrazioni infinitesimali che ci rassicurano se familiari e ci allarmano se nuove e ignote.
È grazie all’udito, per esempio, se percepiamo che un’auto elettrica ci sta tallonando prima ancora che il conducente decida di palesarsi col clacson. Reagiamo ai suoi input, non ragioniamo.
Detto ciò, passeremo a spiegare perché dovreste proprio produrre un podcast, ma solo dopo avervi raccontato gli errori da evitare per realizzarne uno di cui andare orgogliosi.
Le sette regole d’oro
Possiamo sbagliare diverse cose producendo un podcast, ma ce ne sono alcune che dovremo sempre rispettare, pena l’oblio. Del podcast, si intende.
Scrivere per l’ascolto
La scrittura per l’ascolto non è narrativa, non è giornalismo, non è copywriting: è un mestiere preciso che serve a portare ascoltatrici e ascoltatori dentro la nostra storia attraverso un unico driver sensoriale.
Se dovete spiegare una ricerca, raccontare un’avventura o descrivere le qualità di un servizio o di un prodotto, non rovesciate dati, trascurate l’autocelebrazione ed evitate magnificazioni pompose.
Raccontate il perché, il come, le scelte, gli imprevisti della vostra storia e soprattutto le emozioni che avete provato vivendola: portate qualcuno davvero dentro la storia.
Serve un flusso ordinato, un prologo che si raccorda all’epilogo, frasi scorrevoli, pause misurate, scene invece di paragrafi, verbi e sostantivi capaci di materializzare azioni e situazioni nella mente di chi ascolta.
Il trucco della scrittura per l’ascolto è semplice e impegnativo insieme: svolgerla sempre ad alta voce, dalla prima stesura a ogni revisione.

Catturare il silenzio
L’obiettivo di ogni contributo sonoro — voci, suoni, effetti di qualunque natura — è risultare cristallino all’ascolto, singolarmente e nella coralità della produzione, lasciando il rumore di fondo in silenzio.
Non è indispensabile registrare in uno studio hollywoodiano: può funzionare anche una stanza con librerie, tappeti, tende e superfici morbide. L’importante è effettuare quei test d’ascolto che vi diranno se quello che avete scelto è il luogo giusto.
Evitate però, sempre e comunque, le registrazioni alla bell’e meglio: opinioni gracchianti dal vivavoce di un’auto, commenti da treni affollati e sferraglianti, contributi dove in sottofondo si sente che “è arrivato l’arrotino” — a meno che l’arrotino non sia il protagonista della vostra storia.
O a meno che siate un professionista come Ivano La Rosa, autore di “Acca – La Serie”, che sostiene che un podcast nato in una cabina armadio può suonare grande ma solo se l’ordine lo sostiene, e visto l’ingresso della sua serie in Vois, diremmo che ha ragione da vendere.
La pulizia ex ante, fidatevi, piacerà alla vostra audience. E il vostro podcast funzionerà.
Scegliere la voce giusta
La voce è il materiale grezzo più sofisticato di un podcast: respira, frena, accelera, emoziona.
È la rappresentazione più sincera che possediamo.
Scegliere la narratrice o il narratore non è difficile, se durante i casting vi fate una sola domanda: sta interpretando la sceneggiatura o la sta subendo? La risposta, fidatevi,si sente subito.
E non temete di usare la vostra voce, se il protagonista della storia siete voi: fate pace con il fatto che la propria voce non piace quasi mai a nessuno e fidatevi del producer che vi accompagnerà.
Essere ordinatissimi
La fase di montaggio di un podcast prevede l’assemblaggio di decine, centinaia, talvolta migliaia di file che, per essere gestiti con facilità, dovranno essere nominati in modo che sia chiaro a colpo d’occhio il loro contenuto.
Andranno organizzati in una cartella madre, dalla struttura leggibile a prima vista, e dentro quella serviranno tante sottocartelle quante sono le tipologie di suoni: voci, ambienti, musica, effetti speciali, eccetera.
E dentro quelle, ulteriori sottocartelle: una per ogni speaker, una per i diversi rumori ambientali, una per gli effetti sonori (il rombo della moto, il tuu-tuu del trenino rosso del Bernina del nostro Catacla), una per le musiche che comporranno la colonna sonora, e così via.
Non si tratta di mera pignoleria, e per di più è facilissimo.
Ragionare da montatori
Se non siete esperti, evitate di montare il vostro podcast da soli, anche se alcuni tool — come Logic Pro — possono sembrarvi intuitivi: sono insidiosi quanto Access lo era rispetto ad Excel.
Ma ragionate per agevolare il montaggio, tenete ben presente l’ordine ex ante di cui abbiamo appena parlato e, come è capitato con il nostro Catacla, vi accorgerete che già la vostra prima release non sarà lontana da quella che distribuirete.
Da lì in poi, potrete rifinire il più breve dei contributi vocali, armonizzare ogni effetto sonoro, trovare rapidamente la quadra del sound design e avviare il vostro piccolo capolavoro sulle principali piattaforme sarà, ve lo assicuriamo, parecchio gratificante.

Organizzare il calendario
C’è chi si illude che l’AI renda un podcast una produzione da poche ore, e chi siamo noi per non lasciarglielo credere?
Noi, però, partiamo col fissare in agenda — come prima cosa — la data di rilascio.
Da lì si costruisce un retro-planning sostenibile, rispettoso delle agende di tutte le persone coinvolte, si definisce il PPM (pre-production meeting) e si lascia il tempo necessario per scrivere, registrare, rivedere.
Sembra un consiglio banale, vero? Non lo è affatto perché se consideriamo la data della prima incisione come quella più importante, ci avventureremo in un calendario all’insegna della fretta.
E un podcast fatto di volata non avrà grande successo.

Un accenno alla tecnica
Evitiamo di addentrarci nei dettagli tecnici di una produzione “da concorso” — anche perché non è mai solo questione di tecnica — ma un consiglio lo diamo volentieri: non investite d’impulso qualche centinaio (o migliaio) di euro in attrezzature e software che finiranno a invecchiare in un cassetto di capex.
Meglio avvalersi di specialisti che impostano le registrazioni almeno a 24bit/48kHz, monitorano in continuo l’intero flusso e lavorano — sempre — con il backup attivo, oltre a saper gestire microfoni professionali, interfacce silenziose e tutti gli ammennicoli del caso.
E scegliete di fidarvi di chi vi dirà una cosa molto semplice: la qualità non è un effetto speciale, è ciò che accade nei primi secondi in cui un microfono ascolta la vostra voce.
Perché fare un podcast?
Secondo Graziano Nani, Branded Content Editor Supervisor @ Chora Media e Will, “tra i punti di forza dei podcast c’è la capacità di ritagliare spazi intimi e protetti dove valorizzare le narrazioni. In un contesto digitale frammentato e frenetico, l’audio rappresenta un’occasione per dilatare i tempi e puntare su racconti più profondi e autentici”.
Sono occasioni formidabili per familiarizzare con il vostro universo di riferimento in modo naturale.
E se la solidità del medium, di cui abbiamo parlato nella prima puntata, dovrebbe già motivarvi a produrne uno, le parole di Graziano non fanno che confermarlo.
I podcast non sono semplici contenuti: sono luoghi che generano profondità e sostengono la credibilità, perché permettono di raccontare, spiegare e contestualizzare, costruendo significato e mostrando ciò che spesso resta fuori dal racconto quotidiano.
Sono spazi che favoriscono la vicinanza e alimentano la memoria, in cui le persone entrano — mentre guidano, camminano o cucinano — quasi in punta di piedi, evocando ricordi e creandone di nuovi senza che il medium pretenda nulla, se non un po’ di spazio mentale.
Perché fissarsi nella memoria (dei consumer, sorry for the realism) è — da sempre — uno degli obiettivi più ambiziosi del marketing.
Concludendo
Il podcast è un medium che ama chi ama farlo bene.
Richiede disciplina, tecnica, una buona penna e molta sensibilità; chiede solo precisione e restituisce moltissimo.
E per chi vuole produrlo — o commissionarlo — questo è il vero manuale minimo: sapere cosa chiedere, cosa aspettarsi, cosa pretendere.
Perché se la voce funziona, ricordate: ciò che è impercettibile sulla carta, in cuffia urla.
Parola di Eufemia.
“Out on the Wire” – Jessica Abel
Il miglior testo per capire davvero come nasce una narrazione audio: scrittura, ritmo, struttura e segreti dei grandi podcast americani (This American Life, Radiolab, Planet Money).











