di GIOVANNI CERUTTI
Indice del contenuto
Per districarsi nella giungla degli analytics
Sviluppo di EPIX.
Nel precedente articolo abbiamo lanciato l’idea dell’indice degli indici, un tool che fornisca ai decision maker un segnale sintetico per comprendere a prima vista l’andamento delle visualizzazioni di un determinato brand online.
L’abbiamo chiamato EPIX e il suo scopo, ripetiamolo, è trasmettere con immediatezza la brand exposure, dunque la brand awareness, quindi la brand equity, di un’impresa, ossia misurare il sentiment da parte dell’audience, sia in-house o che verso share e stakeholder.
EPIX è un numero poi da spacchettare per diversi scopi specifici, certo, e quello verrà come sempre fatto dagli analisti, ma nel frattempo avremo un indice comprensibile senza – se non è il nostro mestiere – dover esplorare decine di cruscotti.
EPIX, esasperando un esempio, potrebbe esser visto un po’ come il Dow Jones che non dice quale singolo titolo comprare ma la tendenza generale della borsa newyorkese; EPIX a sua volta fotograferebbe l’andamento delle visualizzazioni del brand online, ma – guai – non sostituirebbe le analisi canale per canale.
Certo, esistono già diversi e numerosi strumenti in grado di restituirci engagement rate, impression share, visibility index e score di varia natura, ma un indice cross-platform che faccia il lavoro di EPIX no, non è ancora stato codificato, non c’è niente del genere.

La forza della semplicità
EPIX radunerebbe in sé ciò che accade attorno ad un contenuto: impression, click, letture, like, commenti, condivisioni, salvataggi, iscrizioni, e tutto ciò che abbiamo allestito per arrivare agli internauti; e, come si diceva, EPIX non sostituirebbe i sistemi esistenti, bensì ne diventerebbe la sintesi estrema, leggibile, immediata, utile.
E anche se ogni azione degli internauti dovrebbe pesare diversamente, EPIX semplicemente somma.
Funziona per tre motivi
EPIX è un segnale grezzo generato attorno ad un determinato contenuto (la landing page che ospita questo pezzo, per esempio, e tutte le sue vite su ogni canale) e ne somma tutte, ma proprio tutte, le visualizzazioni.
È rumore che si cancella: gli scarti effimeri si compensano nel volume complessivo e il dato restituito semplifica il caso, questa è l’intuizione da verificare attraverso la sperimentazione.
È consistenza nel tempo, nel senso anglosassone. La periodicità di lettura, il monitoraggio, di EPIX, ad esempio nel caso di Eufemia articolo dopo articolo, genererà un trend di contenuti tendenzialmente omogenei.
Il risultato è un numero: EPIX non si limita a misurare solo la frequenza del battito cardiaco della nostra brand exposure, ma ne registra l’intero ecocardiogramma, a favor di leggibilità, perché un indice oscuro non serve a nessuno. EPIX anche per questo è semplice, confrontabile, universale: l’indice della brand awareness online.
EPIX ti dice se il brand respira forte o se ansima, funziona come quel singolo segnale luminoso che dovrebbe suggerire di spegnere il motore meglio di quanto non faccia un cruscotto pieno di spie.

Dettagli funzionali
EPIX è l’addizione di tutte le azioni vitali di un contenuto, raccolte entro una finestra temporale coerente con la strategia: 7 giorni per contenuti news-like, 30 giorni per campagne di medio respiro, illimitata per contenuti di lungo respiro (podcast, articoli accademici, relazioni annuali, prodotti sempre a listino).
Al suo interno entra tutto ciò che porta il nostro brand ad essere esposto all’audience: letture qualificate (e non), condivisioni, salvataggi, commenti/risposte, video views, click su CTA o DM, iscrizioni newsletter, impression, eccetera.
Lo sguardo fugace varrebbe meno di un click, ma in EPIX contribuisce a consolidare la brand equity.
Tutto concorre quindi, mantenendo le stesse regole per tutti i contenuti e nello stesso intervallo temporale d’esposizione.
Effetto atteso
EPIX per un contenuto può essere 17.300, per quello successivo 19.465, per il terzo 380.000 (wow!), e per il quarto della serie – aiuto! – 472. Il numero assoluto racconta, ma è la sua variazione che conta: un picco segnala che la campagna performa; un crollo indica che qualcosa si è incrinato a causa di dissing, percezioni negative, o di quel data poisoning che l’AI renderà più insidioso.
L’effetto atteso è dunque restituire, che si decolli o si precipiti, un indice chiaro che premi le strategie digitali quando i dati sorridono o faccia correre ai ripari quando un crollo si palesa.
In sintesi: EPIX è il “quanto” di vita generata da un contenuto, espresso in un numero unico, leggibile e strategico che potrebbe anche dar vita ad un fratello più “scientifico” ma l’obbiettivo del nostro lavoro in questa fase è sperimentare l’attendibilità di un indice raw come EPIX, un indice semplice ma per niente superficiale.

Tranquillizziamoci
EPIX non sostituisce l’analisi approfondita quindi, non vuole e non deve farlo.
La rende leggibile, accessibile, utile: apre gli approfondimenti necessari, canale per canale, metrica per metrica, dimensione per dimensione, delineando scenari comprensibili.
Scettici, fatevi sotto.
Intanto noi abbozziamo un prompt per Python.
Parola di Eufemia.











