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l paradosso della tecnologia per tutti
Quasi tutti possiedono uno smartphone, come avrai notato: questo è ormai innegabile. Dai più giovani sino ai più anziani. Ma questi ultimi sanno davvero usarlo? Secondo un recente studio internazionale, la maggior parte degli over 65 in Europa ha ormai tra le mani uno smartphone. Eppure, per molti, l’esperienza si rivela tutt’altro che semplice: interfacce complesse, aggiornamenti continui, il terrore di “toccare il tasto sbagliato”. E così, ogni settimana, il 54% dei familiari più giovani finisce per intervenire in soccorso digitale.
È a partire da questo dato che Doro, challenger svedese nel mercato mobile, lancia la sua nuova campagna per la linea Aurora. Con un tono scanzonato ma efficace, il brand mette a fuoco l’assurdità di continuare a regalare dispositivi che non sono pensati per chi li deve usare: un po’ come “donare una pelliccia a una mamma vegana o una pizza all’ananas a un nonno italiano”.
XYZW marketing: progettare con empatia
Il cuore della campagna ruota attorno a una semplice ma potente verità: non tutta la tecnologia è per tutti. E nel caso degli smartphone, il “design universale” spesso tradisce proprio chi avrebbe più bisogno di semplicità. Qui entra in gioco la logica del XYZW marketing, un approccio orientato a risolvere un’esigenza specifica con un prodotto su misura per un target molto preciso – senza inseguire la generalizzazione a tutti i costi.
Con Aurora, Doro ha integrato elementi come tasti fisici, audio potenziato, interfaccia semplificata e accesso remoto per familiari, restituendo ai senior la dignità della piena autonomia digitale. E lo ha fatto senza cadere nel tono pietistico, ma con ironia e intelligenza.

Un’idea che fa scuola
Anche Emporia Telecom, casa austriaca specializzata in tecnologia per la terza età, ha lanciato qualche anno fa una campagna sorprendente: “Dear grandchildren, stop ghosting us”. Con toni teneri e diretti, invitava i nipoti a restare in contatto con i nonni, ricordando quanto un’interfaccia semplice potesse accorciare le distanze emotive. Il punto in comune? La capacità di spostare il focus dal prodotto all’esperienza d’uso, parlando non tanto di tecnologia, quanto di relazione.
La campagna che ho voluto sottoporti questa settimana ci insegna qualcosa di essenziale: progettare davvero per qualcuno significa ascoltarlo davvero. In un’epoca in cui l’innovazione sembra spesso parlare solo ai più giovani, il valore di un prodotto pensato per chi è fuori dai radar dell’hype diventa un potente strumento di branding. Perché essere rilevanti, oggi, significa anche includere chi di solito resta indietro – e farlo con intelligenza creativa.
Parola di Eufemia.
“Don’t Make Me Think” di Steve Krug (2000).
Un manifesto dell’usabilità, che mette al centro un principio semplice quanto dimenticato: se un’interfaccia fa pensare troppo, allora non funziona.











