Il mondo della comunicazione vede da anni un insinuarsi, più o meno silente e in penombra, dell’intelligenza artificiale nelle sue più svariate forme e colori. Il discorso, come avrai ben capito, va di pari passo con l’assottigliarsi della lama tecnologica del settore, sempre più lucida e affilata.
Questo macro-tema all’interno delle scienze comunicative, soprattutto a seguito della nuova presidenza statunitense, sembra declinare sempre più anche nella sua naturale sottocategoria politica. Con stilemi e “lanci” sempre meno velati, più palesi e ostentati. Basti pensare al recente, e tanto discusso, video trumpiano relativo alla Striscia di Gaza. Ma in questo caso non si tratta di un discorso meramente politico, nella sua più bassa accezione, da schieramenti netti e contrapposizioni manicheiste da tifoserie avversarie. Si tratta di un vero e proprio caso di costume, di antropologia, di umanità.
Ti basti pensare, ad esempio, al massiccio uso dei cosiddetti “nuovi media” da parte della sinistra americana durante la campagna elettorale di quasi un decennio fa (2008), condotta da quello che sarebbe poi stato “incoronato” vincitore: Barack Obama. O ancora nel Regno Unito, dove il Partito Laburista (storicamente orientato a sinistra), ha recentemente pubblicato un video generato massicciamente dall’IA, venendo però criticato dai suoi stessi sostenitori per aver svalutato il lavoro dei creativi umani.
Il caso più recente, però, come accennato in apertura, appartiene al presidente americano in carica: il leader del mondo libero si rilassa su una sdraio in pantaloncini da bagno, sorseggiando una birra accanto al primo ministro israeliano. Elon Musk balla sulla spiaggia, lanciando banconote in aria. Un bambino porta un palloncino dorato con il volto di Donald Trump, mentre una gigantesca statua dorata svetta sui passanti. Il contenuto in questione ha fatto il giro dei social dopo essere stato condiviso dallo stesso Trump quasi un mesetto addietro. Il filmato, della durata di 30 secondi, ha un’eccellente qualità di produzione, contenuti stravaganti e un impatto virale enorme. Decine di migliaia di persone hanno cliccato “mi piace” al post di Trump, mentre altrettante lo hanno criticato aspramente.

Si parla spesso del potenziale dell’IA nel diffondere informazione e disinformazione politica, ma il video dimostra un uso diverso della tecnologia, un’ulteriore evoluzione. Come sottolineano i giornalisti del The Economist: “Deliberatamente assurdo, è una provocazione raffinata, studiata per divertire i sostenitori di Trump e infastidire i suoi oppositori. Nessuno è realmente ingannato dal video, ma tutti ne parlano. Ci si può aspettare altri contenuti simili per due ragioni principali. La prima è tecnica: fino a poco tempo fa, un video del genere avrebbe richiesto il lavoro di un team di animatori professionisti. Oggi, chiunque può provarci. Abbiamo, ad esempio, Sora, il generatore di video di OpenAI, reso disponibile negli Stati Uniti a dicembre e in Europa solo recentemente”.
O basti pensare, aggiungiamo noi, al recente caso della piattaforma di generazione video IA Wan 2.1 (sempre della compagnia tech Alibaba), di cui vi parleremo più approfonditamente nelle prossime settimane. Una tecnologia che va a fare il paio con il già tanto discusso DeepSeek e che, ne siamo certi, renderà accessibile la “magia” e la “stregoneria” dell’artificiale digital a sempre più persone, più o meno esperte. Più o meno corrette.
Parola di Eufemia.











