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Chi l’avrebbe mai detto che l’intelligenza artificiale avrebbe trovato casa tra le nuvolette di un fumetto? Non più futuristici rendering in 3D, né iperbolici spot da blockbuster, ma un libricino a colori distribuito nei negozi di elettronica. Sembra quasi un ritorno all’infanzia, eppure è un gesto di marketing chirurgico: Samsung Singapore ha deciso di raccontare l’AI dei suoi Galaxy A Series con un linguaggio che nessuno trova minaccioso — quello delle strisce comiche.
Un fumetto che insegna a fidarsi
La serie si intitola Uncle & Aunty get smart(phone) e ha due protagonisti: Uncle Awesome, l’amico “smanettone” che conosce ogni scorciatoia digitale, e Uncle Tan, più goffo e scettico, che impara passo dopo passo cosa può fare l’“Awesome Intelligence” dei Galaxy. Dai riconoscimenti visivi con Circle to Search alle traduzioni istantanee, fino agli scatti fotografici semplificati: ogni episodio mostra come l’AI non sia un’entità astratta, ma un piccolo alleato quotidiano.
Perché proprio un fumetto?
In un’epoca in cui il pubblico diffida delle “promesse miracolose” della tecnologia, il fumetto diventa un linguaggio disarmante, quasi intimo. Lynn Chong, Head of Marketing di Samsung Singapore, lo dice chiaramente: “Rendere l’AI accessibile parte dalla fiducia”. Il team creativo interno, con Eugene Lim al design e Jacelyn Ho alla scrittura, ha costruito un racconto semplice, culturalmente radicato nella vita di quartiere e nei dialoghi da kopitiam (le tipiche caffetterie locali).
L’AI incontra il kopitiam
Ed è proprio questa scelta a fare la differenza. Altrove i brand spingono su scenari futuristici, visori e mondi paralleli. Samsung, invece, cala l’AI tra le chiacchiere sul caffè e l’osservazione degli uccelli in giardino. È un posizionamento meno patinato ma molto più efficace, soprattutto se il target è attento al prezzo e diffidente verso la complessità tecnologica.
Un precedente simile? L’operazione di NTT Docomo in Giappone, che già nel 2018 aveva usato un manga per spiegare i primi passi del 5G, puntando sulla stessa leva: familiarità culturale e riduzione dell’ansia tecnologica.

Lezioni per i marketer
Samsung Singapore ci consegna tre spunti chiave:
1. La narrazione iper-locale genera fiducia. L’AI si racconta meglio nel quotidiano che nel futuro remoto.
2. Il prodotto va messo in contesto, non in vetrina. Mostrare micro-problemi risolti è più convincente che elencare specifiche.
3. Non serve il glamour a tutti i costi. Per alcuni segmenti, meno effetti speciali significa più efficacia.
Samsung Singapore ha trasformato un fumetto in un ponte tra diffidenza e curiosità, tra tecnologia e umanità. Nel farlo ci ricorda che il linguaggio è tutto: non conta solo cosa racconti, ma come scegli di farlo arrivare al cuore (e alla testa) di chi ti ascolta. Forse la prossima frontiera dell’AI marketing non è nei metaversi, ma nei luoghi più vicini a noi. Anche in una vignetta, davanti a un “kopi-c”.
Parola di Eufemia.











