Un piccolo passo per una donna, un grande balzo per il brand
“We are not interested in female astronauts.” Era questa la risposta sistematica che le donne ricevevano negli anni ’60 quando tentavano di candidarsi al programma spaziale americano. Una frase che suona oggi come una sentenza storica, ma che per molte donne ha rappresentato un limite insormontabile. La nuova campagna di Johnnie Walker, intitolata “The First Woman On The Moon”, parte da qui e, visti i tempi che corrono, è più attuale che mai: si muove da una negazione trasformata in affermazione. È un tributo potente e poetico a tutte quelle donne che non hanno mai smesso di guardare il cielo, anche quando il mondo diceva loro di restare a terra.
Nel film, lo sbarco sulla Luna si trasforma in un manifesto di equità. La landa selenica non è più un terreno ad appannaggio esclusivamente maschile, ma un simbolo universale di possibilità. La prima impronta femminile sulla Luna non è solo un passo: è un salto in avanti per l’immaginario collettivo. Quante volte anche tu hai sentito dire che “non era il tuo posto”? Quante volte hai sognato di andare oltre e di sfondare quel secolare tetto di cristallo?
Dallo spazio al bicchiere: quando il whisky diventa manifesto
Johnnie Walker non è nuovo alle incursioni nel mondo del purpose-driven marketing. Già nel 2018 il brand aveva lanciato la figura di “Jane Walker”, una versione femminile del celebre logo dell’uomo che cammina. Un gesto apparentemente semplice, ma carico di significato, accompagnato da una donazione concreta a favore di organizzazioni che supportano la leadership femminile e l’inclusione.
Con “The First Woman On The Moon”, il brand torna a raccontare l’equità di genere, questa volta con un tono epico e cinematografico. Dietro la campagna c’è l’agenzia AlmapBBDO, nota per il suo approccio spesso disruptive. La narrazione visiva alterna immagini di archivio a sequenze visionarie, creando un parallelismo tra passato negato e futuro possibile.
Un esempio di brand positioning coraggioso: Johnnie Walker si svincola dalla comfort zone dello storytelling unicamente maschile, per abbracciare un racconto inclusivo, moderno, audace.

Marketing e responsabilità: un connubio possibile?
Parlare di gender gap in pubblicità non è solo una scelta etica, è anche una decisione strategica. I brand che oggi vogliono restare rilevanti devono essere portavoce di valori chiari e coerenti. Ma attenzione: il rischio del “femminismo di facciata”, ennesimo washing, è sempre dietro l’angolo. Per questo campagne come quella di Johnnie Walker funzionano: perché non si limitano al messaggio, ma sono sostenute da un impianto narrativo e progettuale credibile e consapevole.
E tu, nel tuo lavoro, stai comunicando ciò in cui credi davvero?
Quando il gender equality diventa virale: quel case study memorabile
Un esempio altrettanto potente è la celebre campagna “Like a Girl” di Always. Con il claim provocatorio “Cosa significa davvero fare qualcosa ‘come una ragazza’?”, lo spot ha messo in discussione stereotipi secolari, trasformando un’espressione usata in modo dispregiativo in un grido di empowerment. Il video è diventato virale, ha vinto premi internazionali ed è ancora oggi un case study di comunicazione d’impatto.
Anche Nike ha saputo muoversi con maestria in questo campo, con lo spot “Dream Crazier” narrato da Serena Williams: un inno alle atlete che hanno infranto barriere e pregiudizi.
Quando il marketing diventa inclusivo: parlarne molto bene
Se vuoi approfondire come integrare i temi dell’inclusività in una strategia di marketing efficace, ti consigliamo “Brand Activism: Advertising and the Ethics of Visibility” di Marco Scalvini. Il libro esplora come i brand possano contribuire a trasformazioni culturali reali, passando dalla pura comunicazione all’attivismo di marca. Un testo ispirazionale per chi lavora nella pubblicità e vuole lasciare un segno.
E tu, che impronta vuoi lasciare?
“La Luna non sarà mai più un limite.” È con questa frase che chiude il film di Johnnie Walker. Un finale che non è solo poetico, ma profondamente politico. Perché ogni limite che superiamo oggi, apre possibilità per chi verrà domani.
Il marketing ha un potere immenso. Può cambiare le narrazioni, riscrivere i ruoli, aprire sentieri prima impraticabili, messaggi universali che sembravano offensivi dei costumi, oltremodo oltraggiosi e divisivi o provocatori.
Ricorda che anche tu e il tuo brand potete fare qualcosa per abbattere le barriere invisibili che ci circondano. Per esempio, ti sei mai chiesto se ti stai adoperando per trasformare la comunicazione in uno strumento di equità?
Forse è tempo di smettere di sognare la Luna. E cominciare a costruire rampe di lancio. Sentiamo già il countdown “Three, Two, One… Ignition… Liftoff!”.
Parola di Eufemia.











