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Mr. Explosive non è una persona da scoprire, ma una figura da capire. Serve a rendere umano un sistema che altrimenti resterebbe invisibile. Nei video di propaganda, il volto non garantisce autenticità: garantisce accesso. E quando anche la derisione, dai LEGO ai Muppet, diventa linguaggio condiviso, l’identità smette di essere verità e diventa funzione.
di GIOVANNI CERUTTI
Sai chi è Mr. Explosive?
La domanda sembra quella giusta.
È anche quella più comoda, perché ci porta su un terreno che conosciamo bene:
nome, volto, identità. E cioè, chi c’è dietro? Chi lo paga? Chi decide?
È il modo classico di affrontare un fenomeno nuovo: ricondurlo a qualcosa di già visto, ma qui c’è un problema, Mr. Explosive non serve a essere scoperto, serve a essere creduto.
Nella prima parte abbiamo visto una cosa semplice: i video funzionano perché parlano il linguaggio giusto e qui facciamo un passo in più.
Quel linguaggio ha bisogno di un volto.
Non perché serva davvero.
Ma perché senza volto non circola allo stesso modo.
Mr. Explosive è esattamente questo.

Una figura che tiene insieme tutto: anonima quanto basta, presente quanto serve, credibile senza essere verificabile ma non è né un autore, né un influencer né un portavoce nel senso classico.
È una interfaccia narrativa che serve a dare un punto di accesso umano a qualcosa che umano non è.
E qui succede una cosa interessante.
Nel momento in cui accetti l’esistenza di Mr. Explosive, smetti di interrogarti sul sistema che rappresenta perché il tuo cervello ha già fatto il suo lavoro: ha trovato un volto.
E quando trovi un volto, ti fermi.
Perché oggi la propaganda ha bisogno di un volto.
Non per dire la verità.
Per essere più facile da accettare.

Per capirci.
Riduzione della complessità
Un sistema è difficile da capire. Una persona no.
Attribuzione di intenzione
A un sistema non puoi chiedere “perché”. A una persona sì.
Identificazione
Non devi essere d’accordo. Devi solo riconoscere qualcuno.
Continuità narrativa
Un volto tiene insieme contenuti diversi. Li rende coerenti.
Distribuzione
Un nome si cita. Un sistema si ignora.
E quindi?
L’identità non serve a spiegare, serve a semplificare.
E poi arriva il passaggio successivo, quello che, se lo guardi bene, cambia tono, dai LEGO si passa ai Muppet.
Non è un dettaglio, è un salto, perché mentre LEGO addomestica, i Muppet deridono, e la derisione è un linguaggio ancora più potente.
Quando trasformi un avversario in un pupazzo lo riduci, lo banalizzi, lo rendi condivisibile e soprattutto: lo togli dal piano della realtà e lo porti in quello della cultura.
Non è più qualcuno con cui sei in disaccordo, è qualcuno di cui puoi ridere.

E qui Mr. Explosive diventa ancora più interessante perché non è più solo il volto di una produzione, è il volto di una narrazione che cambia formato continuamente, mantiene coerenza, cresce per variazioni.
Un ecosistema, non un contenuto.
E allora torniamo alla domanda: sai chi è Mr. Explosive?
Forse no, ma a questo punto non è più così importante perché la sua funzione è già compiuta: ti ha dato qualcosa a cui credere, o almeno qualcosa da riconoscere.
E questo basta.
Parola di Eufemia.
The Presentation of Self in Everyday Life – Erving Goffman
Un classico sulla costruzione dell’identità come performance.
Leggilo per capire perché ogni “volto pubblico” è sempre una costruzione.











